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Allarme Omicron nel mondo

CORONAVIRUS/CI VORRANNO DUE-TRE SETTIMANE PER CAPIRE IL GRADO DI AGGRESSIVITÀ DELLA NUOVA VARIANTE


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di Luca Mirone

ROMA. L'incognita Omicron tiene il mondo in ansia per la sua velocità di diffusione. Il G7 dei ministri della Salute, convocato per l'emergenza, ha sottolineato la necessità di "un'azione urgente" per fermare la nuova variante del Covid scoperta in Sudafrica e già arrivata in tutti i continenti, che secondo l'Oms può avere "gravi conseguenze". I Paesi ricchi si sono impegnati a garantire dosi di vaccino alle aree più vulnerabili, e allo stesso tempo a spingere in casa propria sulle terze dosi. Con la Gran Bretagna apripista, che ha autorizzato il booster per tutti gli adulti a soli tre mesi dal richiamo. Ci vorranno 2-3 settimane, secondo gli esperti, per comprendere il grado di aggressività di Omicron e l'efficacia degli attuali vaccini per contrastare questa variante dall'elevato numero di mutazioni rispetto alle precedenti. E se servirà un nuovo preparato, Moderna ha già fatto sapere che sarà in grado di produrlo "su larga scala entro l'inizio del prossimo anno", secondo le parole del Chief Medical Officer dell'azienda statunitense, Paul Burton. La parola d'ordine insomma è niente panico, anche perché finora la generalità dei casi registrati in tutto il mondo non sono gravi e non si registrano morti. Allo stesso tempo, l'Oms ha messo in guardia "dall'elevata probabilità di un'ulteriore diffusione a livello globale", che potrebbe avere "gravi conseguenze, a seconda di diversi fattori, incluso il luogo in cui" si diffonderà. L'Oms si riferisce a Paesi e continenti, soprattutto l'Africa, particolarmente vulnerabili per la fragilità dei sistemi sanitari e la bassissima copertura vaccinale. Proprio in Sudafrica, dove è stata rilevata per la prima volta, Omicron è già dominante e colpisce soprattutto i giovani, che non sono immunizzati: secondo gli esperti, si rischiano oltre 10mila casi al giorno entro la fine della settimana, ossia il triplo rispetto ad ora. La palla, in questa guerra alla pandemia, va ancora una volta nel campo dei Paesi sviluppati, che in una riunione d'emergenza del G7 Salute convocata dalla presidenza britannica "hanno riconosciuto l'importanza strategica di garantire l'accesso ai vaccini". Ma "non basta donare dosi", ha detto il ministro Roberto Speranza nella riunione, "dobbiamo supportare concretamente chi non ha servizi sanitari strutturati e capillari come i nostri, con il coordinamento di Onu e Oms". Il G7, che si è chiuso elogiando "il lavoro esemplare del Sudafrica nell'individuare la variante e nell'avvertire gli altri", è stato riconvocato per dicembre, e nel frattempo anche la Cina si è mobilitata, promettendo un miliardo di dosi all'Africa. In Europa la variante Omicron, già arrivata in una decina di Paesi (gli ultimi sono Austria, Portogallo e Spagna), rischia di aggravare una situazione già critica dopo l'esplosione della quarta ondata della pandemia. In Gran Bretagna, dove i contagi della nuova variante sono in aumento e l'immunità da vaccino si sta affievolendo, perché si è partiti prima degli altri, il governo ha deciso di accelerare sulle terze dosi. Per tutti gli over 18, a distanza di soli tre mesi dalla seconda. Oggi, tra l'altro, scatterà l'obbligo di mascherine nei negozi e nei trasporti. Sul fronte Ue, a Bruxelles si lavora per organizzare un vertice in videoconferenza dei leader dei 27 al più presto per discutere delle misure da adottare contro questa minaccia. Oltre che in Europa, Omicron si è spinta in tutti gli angoli del pianeta, dall'Australia a Canada, da Israele a Hong Kong. E "prima o poi arriverà anche negli Stati Uniti", ha detto Joe Biden, spiegando che la sua amministrazione è già al lavoro con alcune case farmaceutiche per trovare delle contromisure. La nuova variante "è motivo di preoccupazione ma non di panico e la sconfiggeremo", ha promesso il presidente, rinnovando l'appello a vaccinarsi ma escludendo, almeno per ora, altri lockdown. La variante Omicron, in ogni caso, un danno l'ha già provocato, perché si è tornati a blindare i confini. Oltre 40 Paesi hanno imposto il blocco dei viaggi a diversi Paesi dell'Africa australe, il Giappone ha chiuso le frontiere a tutti i visitatori stranieri - allineandosi a Israele e Marocco -, e l'Australia ha rinviato la riapertura.

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