Altri morti allo scalo di Kabul
- direzione167
- 5 giu 2022
- Tempo di lettura: 3 min
AFGHANISTAN/L’AMBASCIATA: AMERICANI NON ANDATECI. MASSOUD RESISTE NEL NORD

ROMA. A una settimana dalla presa di Kabul da parte dei talebani, la situazione all’aeroporto non fa che peggiorare e nella ressa si contano ancora morti. E alla difficoltà di evacuare migliaia di persone, si aggiunge ora l’allarme per eventuali attacchi dell’Isis. In particolare gli Usa temono la branca afghana dello Stato islamico possa approfittare della folla e del caos per sferrare attacchi contro gli americani e mandare così un chiaro avvertimento ai rivali talebani: non comandate voi. Una situazione di instabilità che inquieta i nuovi padroni del Paese, alle prese anche con i primi passi della resistenza guidata da Ahmed Massoud, il figlio del Leone del Panjshir. Il caos e l’allarme sono tali che l’ambasciata Usa ha chiesto ai connazionali di non tentare di raggiungere l’aeroporto per “potenziali minacce alla sicurezza fuori dai cancelli”. E l’esercito, che controlla l’interno dello scalo, per la prima volta ha effettuato un’operazione all’esterno, inviando 3 elicotteri per recuperare 169 persone da un hotel. La massiccia operazione di evacuazione da Kabul, “una delle più difficili della storia” secondo quanto ha ammesso il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, sta proseguendo tra mille difficoltà. “La situazione è molto fluida e si evolve di ora in ora”, ha riferito il Pentagono, dando il senso di quanto sia complicato pianificare. Dopo le prime evacuazioni di migliaia di stranieri ed ex collaboratori locali, adesso ci sono più aerei pronti a partire che passeggeri, a causa della difficoltà nel raggiungere l’aeroporto, ha rilevato la Nato. Migliaia di famiglie afghane restano ammassate all’ingresso, per provare a espatriare. I giornalisti sul posto segnalano un “pandemonio totale” e corpi senza vita recuperati dalla calca. Almeno 4 le nuove vittime, che si aggiungono alle 12 dei giorni scorsi. Per neutralizzare un potenziale esodo lo stato maggiore dei talebani sta accelerando i tempi per formare un nuovo governo, sulla carta “inclusivo” di tutte le anime del Paese, che garantisca l’ordine e rassicuri la popolazione. Allo stesso tempo la nuova leadership ha già impresso una sua linea, che di fatto segna un arretramento sul fronte dei diritti. Nella provincia di Herat sono state vietate le lezioni miste di ragazze e ragazzi nelle università governative e private. E poiché gli atenei privati non si possono permettere i costi di corsi separati, migliaia di studentesse rischiano di non poter più frequentare le lezioni. La stretta sulle donne è una delle conseguenze più deteriori del nuovo corso talebano, accusato anche di compiere rastrellamenti casa per casa a caccia di dissidenti. A tutto questo va aggiunto la sostanziale paralisi economica. Se si considera che le banche sono chiuse da una settimana, è quasi impossibile per gli afghani ricevere denaro dall’estero. Ed il contante per le necessità quotidiane inizia a scarseggiare. I talebani hanno un altro problema: devono fare i conti con una resistenza che muove i primi passi. Nel nord le forze locali hanno ripreso il controllo di tre distretti della provincia di Baghlan. Si è trattato del primo scontro vero da quando gli insorti hanno preso Kabul. E soprattutto, nella valle del Panjshir risuona forte il grido di battaglia di Ahmad Massoud: “La resa non fa parte del mio vocabolario, la resistenza è appena iniziata”, ha assicurato il figlio del mitico Leone che sfidò i talebani negli anni ’90. Smentendo le voci diffuse sui network filo-talebani di una sua resa. Spodestare gli studenti coranici, tuttavia, non sarà semplice, anche perché sono pesantemente armati.
















Commenti