I sovranisti frenano ovunque
- direzione167
- 5 giu 2022
- Tempo di lettura: 3 min
ELEZIONI GERMANIA/DALLA FRANCIA ALL’AUSTRIA I POPULISTI ARRETRANO IN TUTTA EUROPA

di Luca Mirone
BERLINO. La frenata dell’ultradestra in Germania conferma che la marea del sovranismo in Europa continua a perdere forza un po’ ovunque. Soprattutto dopo la pandemia. E’ il caso di Francia e Olanda, dove i partiti che hanno prosperato sfruttando l’insofferenza contro l’establishment ed i migranti con le nuove emergenze dettate dalla diffusione del coronavirus hanno perso appeal nei confronti degli elettori. Che anzi si sono stretti intorno a chi governava, quasi sempre una forza tradizionale: guide pragmatiche e senza estremismi per uscire da una crisi senza precedenti. Il rallentamento dei populisti in realtà è cominciato prima del Covid. A partire dalle Europee del 2019, nelle quali le forze sovraniste hanno guadagnato posizioni, ma non hanno sfondato (se si esclude l’exploit della Lega) come ci si aspettava. La persistente debolezza economica nel Vecchio Continente e la pressione dei migranti dal Nord Africa e dal Medio Oriente non hanno insomma portato allo stravolgimento del panorama politico. Popolari e socialdemocratici si sono indeboliti, ma alla fine sono rimasti maggioritari. Il primo vero segnale di crollo è arrivato dall’Austria, dove alle elezioni dell’autunno 2019 il Fpoe ha perso quasi 9 punti. La retorica anti élite che aveva fatto le fortune dell’ultradestra si è rivelata un boomerang dopo l’Ibizagate: uno scandalo di corruzione che investito il suo leader, Heinz-Christian Strache, allora vice cancelliere, che provocò la caduta del governo. In Grecia la parabola dell’estrema destra è stata simile, per certi versi. Alba Dorata, dopo aver prosperato sulle macerie della devastante crisi economica ellenica arrivando a diventare il terzo partito del Paese (nonostante la chiara ispirazione neonazista), alle ultime elezioni non è entrata neanche in parlamento. E poi è stata bandita come organizzazione criminale perché i suoi leader sono stati giudicati responsabili di omicidi e violenze ai danni degli immigrati. L’odio verso i migranti, al contrario, ha fatto crescere i populisti di Vox in Spagna, ma non abbastanza da impedire ai socialisti di restare al governo. Con la diffusione del Covid le cose per sovranisti ed estrema destra non sono migliorate, perché le priorità e le preoccupazioni dell’opinione pubblica sono cambiate. Così in Olanda, alle elezioni generali, il Partito per la Libertà del leader anti Islam Geert Wilders ha ottenuto un risultato deludente. Il suo obiettivo era diventare la seconda forza del Paese, ma gli olandesi hanno confermato ancora una volta Mark Rutte, dei Popolari, che da 11 anni garantisce stabilità e benessere più o meno generalizzato. E, soprattutto, che è stato apprezzato per la gestione della crisi sanitaria. La preferenza dell’elettorato per profili politici più istituzionali o moderati è tra i motivi che hanno portato al flop di Marine Le Pen alle amministrative francesi.A dispetto dei sondaggi che la davano in crescita, il suo Rassemblement National non è riuscito a strappare neanche una regione. La paladina de “i francesi prima” non ha sfondato a livello locale, mentre sono cresciuti i neogollisti, che hanno fatto meglio anche di Macron. Ad indebolire le destre ha contribuito anche la scarsa sensibilità sui temi ambientali, nella misura in cui il cambiamento climatico è sempre più in cima alle preoccupazioni dell’opinione pubblica europea. Le recenti elezioni in Norvegia e Islanda, che hanno premiato gli ambientalisti e la sinistra, lo dimostrano. In Germania i Verdi saranno l’ago della bilancia, insieme con i Liberali, per determinare che tipo di colore avrà la prossima coalizione di governo nell’era post- Merkel. Mentre l’ultradestra dell’Afd non potrà far altro che leccarsi le ferite, assieme all’estrema sinistra che gli elettori hanno punito: la Linke.
















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