In ospedale i non vaccinati
- direzione167
- 5 giu 2022
- Tempo di lettura: 3 min
CORONAVIRUS/DA UN RAPPORTO DELL’ISS ARRIVANO CONFERME SULLA VALIDITÀ DEI VACCINI

di Maria Emilia Bonaccorso
ROMA. Continuano ad arrivare le conferme sulla protezione del vaccino, dalla mortalità fino ai ricoveri in ospedale i dati sono netti: chi si è sottoposto alle due dosi ha un rischio di essere ricoverato in ospedale sette volte più basso rispetto a chi non si è vaccinato (52 contro 7 ricoveri per 100.000 abitanti) che si aggiunge al dato che conferma la protezione contro la mortalità al 96,2%. Lo indica il rapporto di sorveglianza integrata Iss sul monitoraggio Covid sul sito Epicentro dell’Istituto, che riguarda il periodo che dal 26 luglio all’8 agosto. E nell’ultima settimana, anche se ci sono segni giudicati positivi, è ancora aumentata l’incidenza dei contagi da Covid fra i bambini nella fascia 0-9 con un’incidenza leggermente superiore a 50 casi per 100.000 abitanti per la prima volta da inizio maggio. In linea con quanto osservato nella settimana precedente, l’incidenza nella fascia di età 10-19 è stata pari a 156 per 100.000 abitanti, nella fascia 20-29 è pari a 146 per 100.000 abitanti e nelle fasce 30-39 e 40-49 è pari rispettivamente a 79 e 56 per 100.000 abitanti. I dati odierni segnano una lieve riduzione, sia dei casi che delle vittime. Sono stati 7.188 i positivi ai test Covid individuati nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute, mentre venerdì erano stati 7.409 . Sono 34 invece le vittime in un giorno, mentre ieri erano state 45. Il tasso di positività è del 2,8%, in lieve calo rispetto al 3,2% ieri. L’altro dato chiave, quello sui ricoveri, esprime una situazione quasi stazionaria. Sono 372 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid in Italia, 3 in più rispetto a ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 37 (venerdi’ erano 35). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinar sono 3.101, con un incremento di 68 unità rispetto. E in effetti resta sotto soglia del 10% la percentuale di saturazione delle terapie intensive, ferma al 4%. Sotto soglia anche i reparti di area non critica, fissata al 15% e ferma al 5%, da parte dei malati di Covid secondo i dati dell’Agenas (l’agenzia per i servizi sanitari regionali) aggiornati a venerdi’. Ma a livello locale il dato cresce, seppur lievemente dell’1%, in 5 regioni nelle terapie intensive che raggiungono questi livelli di occupazione: Abruzzo (2%), Emilia Romagna (5%), Sicilia (10%), Umbria (2) e Veneto (3%). Mentre scende, sempre dell’1%, l’occupazione in Puglia (al 4%) e in Lombardia (2). Per i reparti di area non critica si registra un aumento dell’1% in 5 regioni: Basilicata (8%), Calabria (13%), Liguria (4%), Bolzano (4%), Umbria (+1). La situazione “sembra lentamente migliorare, in particolare l’indice RDt - l’ indice di replicazione diagnostica - che aveva raggiunto il valore di 2,26, è sceso sino a sfiorare l’unità e se riuscirà a oltrepassare questa soglia significherà che i contagi avranno iniziato a diminuire”, spiega l’epidemiologo Cesare Cislaghi, gia’ presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia, mettendo in guardia da quella che definisce la “sindrome del 6 riacciuffato”, una condizione per la quale dopo avere raggiunto un risultato con fatica, come a scuola, si abbandona l’impegno e si torna indietro nei voti. “Con la lotta all’epidemia da Covid-19 sembra si sia instaurata una simile sindrome: soddisfatti di aver raggiunto una maggiore tranquillità, si abbassa la guardia e i contagi riprendono di nuovo, spesso peggio di prima”.
















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