“Lasciate i colloqui con l’Iran” Lunedì 6 dicembre 2021
- direzione167
- 5 giu 2022
- Tempo di lettura: 3 min
NUCLEARE/ISRAELE PREME PER FERMARE I NEGOZIATI DI VIENNA, BENNETT IN PARTENZA PER WASHINGTON

di Massimo Lomonaco
TELAVIV. Israele è in forte pressing sugli Usa e sulle potenze occidentali per fermare i negoziati di Vienna con l’Iran. Da giorni la leadership dello Stato ebraico lancia messaggi all’amministrazione Biden e agli alleati ammonendoli sul “ricatto nucleare” di Teheran, il cui unico interesse sarebbe la rimozione delle sanzioni. Ed ora - su incarico del premier Naftali Bennett - si appresta a partire per Washington David Barnea, il nuovo capo del Mossad. Lo scopo è chiaro: convincere gli Usa a non inseguire un accordo ma piuttosto coagulare un sostegno internazionale su dure sanzioni contro il regime degli ayatollah. Senza dimenticare che il viaggio di Barnea sarà presto bissato dalla missione su suolo statunitense del ministro della Difesa Benny Gantz e che, nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri Yair Lapid è volato a Londra e Parigi per discutere il dossier direttamente con Boris Johnson e Emmanuel Macron. La strategia israeliana è dunque a tutto campo. Già la scorsa settimana - dopo il rapporto dell’Agenzia internazionale sull’energia atomica (Aiea) sui nuovi arricchimenti di uranio al 20% con centrifughe più potenti da parte di Teheran - Bennett aveva lanciato un altolà agli Usa parlando al telefono con il segretario di Stato Antony Blinken. Occorre, aveva chiesto, lo “stop immediato dei negoziati e passi concreti da parte delle potenze mondiali”. Oggi Bennett - anche in seguito alle difficoltà nelle trattative lamentate da Usa e alleati e testimoniate dalla pausa nei colloqui - è tornato all’attacco. “Chiedo ad ogni Paese impegnato nei colloqui con l’Iran a Vienna - ha detto - di assumere una linea rigida e chiarire che l’Iran non può arricchire l’uranio e al tempo stesso negoziare. Il nostro obiettivo - ha spiegato - è utilizzare la finestra di opportunità apertasi tra i colloqui per dire ai nostri amici negli Usa: è il momento giusto per usare strumenti diversi contro la corsa di Teheran all’arricchimento dell’uranio. L’Iran deve cominciare a pagare per le sue violazioni mentre il suo fine è solo rimuovere le sanzioni”. Ieri, in un’intervista all’Ansa, il capo negoziatore di Teheran e vice ministro degli Esteri Ali Bagheri Kani aveva avvertito che l’Iran “non farà marcia indietro” sulle sue richieste per riattivare l’accordo del 2015. Lunedì scorso sono riprese a Vienna le trattative tra Iran, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Cina, e indirettamente gli Usa, per cercare di far ripartire l’intesa, dopo oltre cinque mesi di sospensione seguiti all’elezione a presidente in Iran dell’ultraconservatore Ebrahim Raisi. Venerdì le delegazioni hanno sospeso i negoziati e sono rientrate nelle rispettive capitali per consultazioni, ma gli europei e gli Usa hanno già detto che le nuove proposte presentate da Teheran rimettono in questione gran parte dei progressi raggiunti nei precedenti sei round di trattative, quando era presidente il moderato Hassan Rohani. Ad ogni modo, per far seguire i fatti alle parole, Bennett ha convocato il Consiglio di difesa per consultazioni. Come più volte ripetuto, Israele non si sente vincolato da alcun accordo con l’Iran se la sua sicurezza sarà minacciata. Ultimo a ribadirlo è stato lo stesso Barnea: “L’Iran non avrà armi nucleari, né nei prossimi anni né mai. Questo è il mio impegno personale, questo è l’impegno del Mossad”. “I nostri occhi - ha ammonito - sono aperti. Siamo in allerta e insieme ai nostri colleghi della difesa faremo ciò che serve per mantenere la minaccia lontano dallo Stato di Israele e sventarla in ogni modo”.
















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