Le ragazze divise in classe
- direzione167
- 5 giu 2022
- Tempo di lettura: 3 min
AFGHANISTAN/IL GOVERNO TALEBANO AL LAVORO. AMNISTIA PER EX COLLABORATORI

di Alberto Zanconato
ROMA. La bandiera bianca dei Talebani con versi del Corano sventola sugli edifici del potere a Kabul. Ad issarla ufficialmente sul palazzo presidenziale è stato in persona il nuovo primo ministro Mohammad Hassan Akhund, segnando l’avvio ufficiale delle attività del suo governo, nonostante la rinuncia a tenere una cerimonia pubblica per evitare la coincidenza con il ventesimo anniversario delle stragi dell’11 settembre negli Usa. E le prime mosse dell’esecutivo confermano le contraddizioni del nuovo regime: separazione di studenti maschi e femmine nelle università, amnistia per i collaboratori dell’ex governo e dei Paesi Nato e richiamo in servizio della polizia del deposto regime. Mentre qualche donna torna a lavorare all’aeroporto. Il ministro per l’Istruzione superiore, Abdul Baqui Haqqani, ha confermato che, come preannunciato nei giorni scorsi, le donne potranno continuare a frequentare le università, a differenza di quanto avveniva durante il primo regime dei Talebani, tra il 1996 e il 2001, ma le classi dovranno essere separate da quelle dei colleghi uomini. Le classi miste “sono contrarie ai principi dell’Islam e alle nostre tradizioni”, ha affermato il ministro, riconoscendo tuttavia che, rispetto al primo governo del movimento jihadista, il numero di atenei nel Paese è “molto aumentato” e che l’insegnamento universitario è necessario per “costruire un Afghanistan prospero e indipendente”. Molte rimangono tuttavia le perplessità su come la norma verrà applicata. Diversi istituti universitari privati potrebbero non avere i mezzi economici per tenere lezioni separate, e ciò potrebbe spingere molte più giovani a cercare un futuro all’estero. L’Unesco si è fatta interprete di questi timori avvertendo che gli “immensi” progressi fatti a partire dal 2001 sono in pericolo e che c’è il rischio di una “catastrofe generazionale”. L’incertezza, del resto, continua a regnare in generale sul ruolo delle donne nella nuova società afghana sotto i Talebani. Dodici delle 80 donne che lavoravano all’aeroporto di Kabul fino alla caduta del governo di Ashraf Ghani sono tornate in servizio, per venire impiegate soprattutto nei controlli di sicurezza delle passeggere che si imbarcano sui voli interni. Una decisione resa necessaria dall’esigenza di riportare alla normalità l’attività dello scalo, dove tra l’altro nelle prossime ore è atteso l’arrivo dei primi voli commerciali internazionali, operati dalla compagnia pachistana Pia. Nei giorni scorsi due voli charter del Qatar Airways avevano portato fuori dal Paese altri 250 persone con passaporto straniero che non avevano potuto imbarcarsi sui voli del grande ponte aereo internazionale di fine agosto. Ai posti di blocco intorno all’aeroporto si sono visti tornare anche agenti della polizia già operativi sotto il governo Ghani, richiamati in servizio dopo che erano stati allontanati due settimane fa. I membri della polizia, dell’esercito e degli apparati di sicurezza del deposto regime dovrebbero essere tra i beneficiari di un’amnistia annunciata per tutti coloro che hanno collaborato con il deposto governo. Dirigenti talebani hanno detto che tali strutture dovrebbero essere integrate nel nuovo sistema di potere, anche se non è ancora chiaro come ciò avverrà e da dove verranno i finanziamenti per sostenere un apparato che comprende circa 600.000 persone, mentre il Paese fa fronte a una gravissima crisi finanziaria. Ancora più grave l’incertezza che regna sul ruolo futuro delle donne. I Talebani hanno affermato che esse potranno continuare a lavorare “in accordo con i principi dell’Islam”. Ma nessuno sa ancora con precisione cosa questo significhi.
















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