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Nuovo «green pass» a dicembre

CORONAVIRUS/IL GOVERNO CONTINUA A LAVORARE SULLE MISURE PER CONTENERE LA QUARTA ONDATA DEL COVID


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di Matteo Guidelli

ROMA. La durata del green pass ridotta a 9 mesi già da inizio dicembre, la terza dose per tutti prima possibile, portando a cinque mesi l'intervallo tra la conclusione del ciclo vaccinale e il richiamo, la possibilità di valutare restrizioni per l'ingresso in Italia anche dai paesi europei se l'Ue dovesse rivedere le regole per i viaggi. Il governo continua a lavorare sulle misure per contenere la quarta ondata del Covid ed evitare che la situazione degeneri in vista del Natale, con Confindustria che rilancia l'obbligo del vaccino per evitare nuove chiusure. "Non ci possiamo permettere di bloccarci, l'unica cosa che ci può mettere al sicuro è l'obbligo vaccinale, un percorso su cui dobbiamo avere il coraggio di fare una riflessione seria" dice il presidente Carlo Bonomi che a nome degli imprenditori non vuol saperne di nuove chiusure. Una proposta che però, se trova l'appoggio di Forza Italia con la vice presidente dei senatori Licia Ronzulli e di Italia Viva con il vicepresidente Ettore Rosato - "dobbiamo iniziare a ragionare seriamente" sulla questione - non è all'attenzione del governo e divide la stessa maggioranza, con Matteo Salvini e la Lega che continuano ad essere contrari. La linea tracciata da Palazzo Chigi al momento dunque non cambia: massima attenzione all'evoluzione della curva epidemiologica, consapevolezza che le scelte fatte nei mesi scorsi e ora adottate anche da altri paesi, a partire dal green pass nei posti di lavoro, hanno permesso di contenere la forza del virus, interventi misurati sulla base dei numeri. Per questo i provvedimenti che al momento il Consiglio dei ministri esaminerà tra mercoledì e giovedì prossimi, dopo un parere del Cts, sarebbero solo la riduzione da 12 a 9 mesi della durata del certificato verde, anche se nella comunità scientifica c'è chi chiede che scenda a 6 mesi, e l'obbligo della terza dose per i sanitari. Prima però, lunedì o più probabilmente martedì, il presidente del Consiglio Mario Draghi vedrà le Regioni, con i governatori in pressing per ottenere il 'doppio binariò per il certificato verde: chi si vaccina o è guarito può entrare in ristoranti, cinema e stadi, chi fa il tampone potrà solo accedere ai posti di lavoro e ai servizi essenziali. Ieri la sollecitazione di turno è arrivata dal presidente della Calabria Roberto Occhiuto, con la ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini che definisce di "buon senso" la proposta: "non si può penalizzare" in caso di cambi di colore l'85% degli italiani vaccinati. Il lockdown 'sociale’ dei non vaccinati, ripetono però fonti di governo, al momento non è sul tavolo: l'attenzione e la disponibilità ad ascoltare le Regioni ci sono, ma ogni eventuale discussione in merito sarà strettamente legata all'andamento della curva e alla situazione di terapie intensive e reparti ordinari, i due parametri che fanno scattare i cambi di colore e che per ora tengono. Sulla questione, tra l'altro, non c'è accordo nella maggioranza, con Matteo Salvini che continua a ribadire il suo no e il presidente del V eneto Luca Zaia che solleva una questione già affrontata nei giorni scorsi dallo stesso coordinatore del Cts Franco Locatelli. "Stante la Costituzione e il paese che siamo, un lockdown per i non vaccinati non è praticabile dal punto di vista giuridico". Si sta lavorando, invece, per accelerare sulle terze dosi. Di fatto il governo ha già impresso un cambio di passo, anticipando a lunedì la somministrazione ai 40enni prevista per il 1 dicembre. Si sta inoltre valutando la possibilità di accorciare i 6 mesi tra il completamento del ciclo vaccinale e la dose booster, in modo che anche i giovani possano vaccinarsi prima. Perché ci sono italiani che hanno meno di 40 anni e hanno concluso il ciclo vaccinale da più di 6 mesi (professori, forze di polizia e militari). "È un elemento. da valutare con una certa attenzione - conferma il direttore della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza - accorciare l'intervallo non avrebbe effetti negativi e potrebbe dare una qualche possibilità in più di accelerare". E proprio in quest'ottica va l'annuncio del commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo che entro la fine dell'anno arriveranno altre 8,6 milioni di dosi di Pfizer e Moderna. Ci sono poi altri due punti sui quali la discussione è aperta. Il primo è la possibilità di introdurre restrizioni per gli ingressi in Italia anche dai paesi Ue, le invoca ad esempio il presidente della Conferenza delle Regioni e del Friuli Massimiliano Fedriga, ma un intervento in merito ci sarà solo in seguito ad una decisione dell'Unione europea. La seconda riflessione, in atto soprattutto nella comunità scientifica, riguarda invece la durata dei tamponi, con la possibilità di ridurre quella degli antigenici da 48 a 24 ore e quella dei molecolari da 72 a 48.

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