Primo test senza intoppi
- direzione167
- 5 giu 2022
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GREEN PASS/IL MONITORAGGIO CONTINUA NELLE GRANDI CITTÀ MA I CORTEI NON BLOCCANO IL PAESE. L’ATTENZIONE RESTA ALTA

di Serenella Mattera
ROMA. La prova è superata, ma niente trionfalismi. Il monitoraggio continua, l'attenzione resta alta. Mario Draghi sceglie di osservare in silenzio cosa avviene nel Paese, all'avvio dell'obbligo di Green pass nei luoghi di lavoro. Palazzo Chigi evita ogni commento. La situazione appare rassicurante, ma è sotto stretta osservazione. Se lo dicono i ministri a margine del Cdm, quando si incontrano in tarda mattinata: lo scenario da "black Friday", con il Paese immobilizzato e le piazze in fiamme, appare scongiurato, si tira un sospiro di sollievo. La scommessa ora si proietta sul prossimo mese, con l'auspicio che il numero di vaccinazioni salga fino a superare la soglia di tranquillità del 90%, che secondo un parere condiviso tra gli scienziati permetterebbe di ragionare su un approccio più 'soft'. Dunque, è ancora la campagna vaccinale la priorità su cui puntare e la ragione per cui il premier tiene ferma la linea sull'obbligo di pass. Il governo è convinto di essere arrivato pronto all'appuntamento, dando ad aziende e cittadini tutti gli strumenti per ridurre i disagi, e i primi dati lo mostrerebbero. Avanti così, dunque. Agli atti ora resta la disponibilità di Draghi a valutare, su richiesta dei sindacati, un aumento del credito d'imposta per le aziende che vogliano pagare il pass agli "irriducibili". L'istruttoria è in corso, ma non sarebbero previste misure ad horas. Nemmeno un accenno se ne fa in Cdm. E non si parla, nel corso della riunione, delle notizie delle proteste - in tono minore di quanto temuto - che la cronaca fa rimbalzare nel palazzo. Non trova spazio neanche la richiesta insistente di Lega e M5s di calmierare ancora i prezzi dei tamponi. Matteo Salvini dice di aver sentito Draghi di nuovo in mattinata: "Con questi dati dovremo archiviare il Green pass a novembre", rilancia, sottolineando che solo in Italia c'è un obbligo così esteso e dunque o "sta sbagliando tutto il mondo, o stiamo esagerando noi". "Il certificato verde funziona: il pass per i lavoratori è un acceleratore della ripartenza del Paese in sicurezza", dichiara Renato Brunetta rompendo la regola del silenzio che quasi tutti i colleghi osservano. Se i partiti abbasseranno i toni - accesi anche dalla campagna elettorale - si vedrà. La prima prova sarà lunedì, alla presentazione in commissione al Senato degli emendamenti al decreto che ha introdotto il certificato verde nei luoghi di lavoro. Il M5s annuncia proposte di modifica per esentare dal pass chi lavora da solo ed eliminare o tagliare i costi dei tamponi. La Lega, annuncia Massimiliano Romeo, presenterà emendamenti "in linea con le proposte di Salvini". Difficile, già osserva un ministro, che il premier cambi idea e conceda l'ok a tali modifiche. Intanto il certificato debutta anche nei palazzi istituzionali. Il primo a non fare eccezione all'obbligo è lo stesso Draghi: mostra il certificato verde - senza photo opportunity - all'ingresso a Palazzo Chigi. Nella sede del governo i tornelli sono aggiornati per la lettura dei QR code e i ministri si accostano agli schermi per farlo scansionare o ai cellulari del personale del palazzo addetti al controllo: sono abituati alle misure di precauzione visto che per accedere in Cdm i ministri, come sempre da ormai quasi due anni, fanno anche un tampone. Diverso il discorso per i parlamentari, che per la prima volta per accedere al palazzo hanno nel certificato un vincolo. La prova passa indenne, anche perché deputati e senatori sono per lo più lontani, in campagna elettorale. Si vedrà nelle giornate di seduta la reazione dei no- Pass, come la ex M5s Sara Cunial, che si barrica in Consiglio regionale del Lazio con Davide Barillari e poi si collega con i manifestanti no-Pass: "Il sistema ci mette all'angolo, ma non ci riusciranno", urla al telefono, poco prima di lasciare la barricata e spegnere la luce dell'ufficio occupato. In Parlamento ci sono scettici sia tra i leghisti che nel M5s, ma i più agguerriti sono gli ex M5s di Alternativa c'è, che hanno fatto ricorso contro il Pass e convocano una conferenza stampa con Nunzia Schilirò, la vicequestore sospesa dopo una manifestazione. Chissà se mostreranno il certificato all'ingresso o rinunceranno alla diaria in nome della loro battaglia. Tra i dipendenti delle istituzioni intanto non si segnalano - viene assicurato - particolari criticità.
















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