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Salvati finora 1500 afghani

MILLE GIUNTI IN ITALIA NEGLI ULTIMI 5 GIORNI. GLI ALTRI IN ATTESA DI PARTIRE DALL’AEROPORTO DI KABUL



ROMA. Sono millecinquecento i cittadini afghani salvati da giugno dall’Italia. Mille quelli giunti nel nostro paese negli ultimi cinque giorni e altri sono in attesa di partire dall’aeroporto di Kabul. Questo il bilancio provvisorio dell’Operazione Aquila. In particolare a ieri sono 1.591 le persone evacuate dall’Afghanistan, di cui 1.531 profughi e il resto in gran parte connazionali. In Italia sono giunti in 991 e altri 103 sono attesi nella tarda serata a Fiumicino. Un ponte aereo “senza sosta” per mettere in salvo soprattutto donne e bambini. In 194 sono atterrati la scorsa notte a Roma con un velivolo dell’Aeronautica proveniente dal Kuwait. Ieri mattina è stata la volta di un volo con 104 persone organizzato dalla Nove Onlus con un mezzo messo a disposizione dal ‘Trust Nel Nome Della Donna’ per portare nel nostro Paese le donne afghane in pericolo. Per tutti, una volta sbarcati nel terminal 5 dello scalo romano, sono scattati i controlli sanitari anti-Covid 19 e il trasferimento in pullman in alcune strutture messe a disposizione dal Comando operativo di vertice interforze. “Riceviamo testimonianze drammatiche. Giovedì altre donne iscritte sulle liste di espatrio hanno rischiato la vita, travolte dalla folla mentre cercavano di raggiungere l’aeroporto - dichiara Susanna Fioretti, presidente di Nove Onlus -. Molte di loro sono ferite o traumatizzate da questa terribile esperienza e non hanno più il coraggio di tentare”’. In totale sono otto i velivoli militari impegnati nel ponte aereo disposto dal ministero della Difesa. Le operazioni proseguiranno anche nei prossimi giorni. Va avanti, intanto, il piano per collocare sul territorio chi ha deciso di scappare dall’Afghanistan. A Milano sono arrivate le prime 34 persone da Kabul, si tratta delle otto dottoresse che lavoravano al centro della Fondazione Veronesi a Herat, con le loro famiglie che stanno affrontando la quarantena in un hotel in zona Porta Venezia. La prefettura meneghina e il Comune stanno aspettando un’altra ventina di profughi e, fino a quando i numeri rimarranno questi, verranno ospitati nei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, presenti in città. Se i profughi dovessero diventare di più, anche considerando gli arrivi dalla rotta balcanica, il Comune si sta organizzando per trovare altri posti rivedendo il sistema dei Cas e coinvolgendo le organizzazioni del terzo settore. “Stiamo sentendo tutte le realtà organizzate che hanno dimostrato possibilità - ha spiegato la vice sindaca Anna Scavuzzo -, come la Caritas e varie ong che si sono dimostrate interessate, alcune di loro hanno avuto anche esperienze in Afghanistan”. Il Comune sta comunque individuando altre sedi adatte per l’accoglienza che poi saranno vagliate dalla prefettura. Un gruppo di cento afghani saranno trasferiti a Edolo, in provincia di Brescia. I profughi, famiglie con bambini e donne, saranno sistemati nella base logistica dell’Esercito nel paese della Vallecamonica, dove affronteranno anche la quarantena anti- Covid. Il tema dell’accoglienza è stato al centro della riunione del tavolo di coordinamento dei Prefetti della regione Toscana, sulla base delle direttive fornite dal Gabinetto del Ministro dell’Interno. “E’ stata verificata la distribuzione sul territorio regionale di tutti i nuclei familiari, per un totale di 112 persone, ad oggi assegnati alla Toscana, grazie anche alla tempestiva e puntuale risposta pervenuta dalle associazioni che operano nel settore dell’accoglienza”. Si tratta di una ventina di nuclei familiari per i quali sono stati individuati gli alloggi e il loro arrivo è previsto nei prossimi giorni. Alcune famiglie saranno ospitate a Sanremo, nei locali della base militare logistica mentre dal 30 agosto, 13 persone (tre nuclei familiari) saranno trasferite a Padova e a Piazzola sul Brenta.

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