Si stringe su sicurezza e lavoro
- direzione167
- 5 giu 2022
- Tempo di lettura: 2 min
GOVERNO/DRAGHI AL TEST DELLA MANOVRA AVVERTE LA MAGGIORANZA: MOLTI GLI IMPEGNI DA AFFRONTARE

di Silvia Gasparetto
ROMA. La sicurezza sul lavoro, la concorrenza, ma soprattutto la manovra: Mario Draghi ha avvisato gli azionisti della sua maggioranza che le cose da fare sono ancora tante ma non solo per i target del Recovery Plan: nelle prossime due-tre settimane agli impegni legati al Pnrr, per cui è atteso un nuovo decreto semplificazioni, si accavalleranno quelli dettati dall’agenda dei conti pubblici, che dovranno superare le divergenze tra i partiti su quasi tutte le misure in ballo, dal fisco alle pensioni. Un antipasto della prossima legge di bilancio potrebbe arrivare già in settimana quando scade, il 15 ottobre, il termine per presentare a Bruxelles il Draft budgetary plan (Dpb), cioè lo schema di massima della manovra. Che sarà espansiva e avrà disposizione circa 22 miliardi per le nuove spese. Ma non per questo sarà al riparo delle turbolenze della politica. L’agenda ancora non è definita e per gran parte della settimana il ministro dell’Economia Daniele Franco sarà a Washington per le riunioni annuali del Fondo monetario internazionale e per il G20. Nel frattempo gli uffici del Mef completeranno la collezione dei ‘desiderata’ non solo degli altri ministeri ma anche degli enti locali che andranno poi sottoposti al vaglio politico per chiudere il menu definitivo della manovra. Di sicuro arriveranno fondi per il rinnovo dei contratti della Pa (in particolare per le nuove carriere e per lo sblocco del salario accessorio), e per fissare i livelli essenziali delle prestazioni per gli asili nido, assistenti sociali e trasporti per i disabili (dovrebbe servire meno di 1 miliardo). Ci sarà la proroga dei bonus edilizi, compreso il Superbonus al 110% fino al 2023, ma si stanno ancora valutando eventuali ritocchi. E ci saranno i fondi per la riforma degli ammortizzatori (compreso il rifinanziamento della Cig per Alitalia nel 2023) un avvio del taglio delle tasse che dovrebbe concentrarsi sul cuneo fiscale, anche se l’intervento dipenderà dalle risorse che resteranno a disposizione. Il capitolo più oneroso rischia di essere proprio quello delle pensioni e non tanto per attutire l’uscita da Quota 100 (a partire dal rafforzamento dell’ape social), quanto per l’adeguamento degli assegni all’inflazione: l’attuale metodo di perequazione scade a fine anno e se a gennaio si tornerà al sistema degli scaglioni serviranno circa 4 miliardi per adeguare 22,8 milioni di assegni. Una decisione ancora non è stata presa e andrà bilanciata con gli altri interventi. Insieme alla manovra dovrebbe arrivare anche il classico decreto fiscale collegato, in cui potrebbe entrare le cartelle esattoriali (e forse l’avvio della riforma della riscossione, che potrebbe però trovare posto in manovra) ma anche il rinnovo dell’indennità di quarantena per 900 milioni a valere su quest’anno e probabilmente anche un ulteriore rifinanziamento del reddito di cittadinanza, con la platea che è lievitata durante la pandemia. Sul reddito ancora si attende l’esito del lavoro della commissione guidata da Chiara Saraceno, ma sul tavolo ci sono alcune idee di modifica, a partire dal riequilibrio del beneficio nei confronti delle famiglie numerose. Ma anche sul reddito gli alleati hanno posizioni opposte, con il centrodestra che punta invece a un ridimensionamento della misura bandiera M5S.
















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