A NY le storie di confine di JR
- Redazione

- 29 giu 2018
- Tempo di lettura: 2 min
ARTE/DA PERROTIN IN MOSTRA IL BIMBO NEL MURO GIGANTE DEL MESSICO

NEW YORK. Se Banksy lascia il suo segno sui muri di Parigi, l’emulo parigino JR porta le sue storie di migranti a New York. Da Perrotin nel Lower East Side il geniale quanto elusivo artista francese che a maggio ha creato una installazione per il Refettorio parigino di Massimo Bottura, ha presentato “Horizontal”, la sua prima rassegna in una galleria di Manhattan, con al centro l’automaton in miniatura del cargo che quattro anni fa salvò oltre 200 migranti nel canale di Sicilia.
Quando la vita imita l’arte. “Sono 15 anni che lavoro sui confini”, ha detto all’Ansa l’artista che nel 2014 a Ellis Island ha resuscitato i fantasmi dei malati il cui sogno americano si trasformò nell’incubo dell’ospedale di faccia alla Statua della Libertà (l’installazione è diventato un documentario con Robert De Niro). E sempre JR, candidato agli Oscar con Agnes Varda per “Visages Villages” (Faces Places), l’anno scorso ha sfidato l’amministrazione Trump con la foto gigante di un bambino che si sporge dal muro al confine con il Messico.
Da Tecate Kikito afferra con le sue piccole mani la cima del muro dando l’impressione che potrebbe rovesciarlo da un momento all’altro. L’opera di JR, installata nella settimana in cui il presidente Donald Trump aveva ordinato la fine del programma a tutela dei “Dreamers” (i bambini immigrati clandestinamente con i genitori), creò un flusso di curiosi su un lato e l’altro del confine. Come Bansky, anche JR lavora senza permessi e quel che fa a volte sfida la legalità. In ottobre sempre a Tecate l’artista ha creato l’installazione “A Giant Picnic” attraverso il muro, un’altra opera presentata a New York.
In barba al divieto di passare oggetti attraverso il confine, JR ha fotografato gli occhi di una Dreamer e li ha riprodotti su una tovaglia: una pupilla sulla tavolata messicana e l’altro su quella a nord del
muro. “Ci si passava lo stesso cibo e si ascoltava la stessa musica come se il muro non esistesse”.
JR pensa che l’arte possa salvare il mondo. A volte in modo inconsapevole. Nel 2014 la nave sui cui container aveva incollato la sagoma degli occhi di una ragazza del Kenya rispose all’Sos di un barcone con 213 migranti. Gli occhi facevano parte della serie “Women Are Heroes” sulla violenza contro le donne in guerra, un esemplare dei quali copre oggi, visibile solo dall’alto, l’edificio
















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