Alabama: schiaffo a Trump
- Redazione

- 14 dic 2017
- Tempo di lettura: 2 min
SENATO/L’ONDA #METOO TRAVOLGE MOORE: I REPUBBLICANI PERDONO IL SEGGIO

WASHINGTON. Con una clamorosa rimonta in una notte elettorale al cardiopalma, il democratico Doug Jones strappa ai repubblicani un seggio al Senato, uno dei due dell'Alabama, roccaforte del Grand Old Party, rimasto per 25 anni inespugnato fortino 'ruby red' ('rosso rubinò ad indicare la forte connotazione repubblicana) che il conservatore Roy Moore non è riuscito a difendere, travolto dalle accuse di molestie sessuali. Ed è uno schiaffo per il presidente Donald Trump che aveva appoggiato Moore nonostante le controversie.
Nel 'day after' di una giornata elettorale che ha tutti i tratti per essere definita storica, Trump punta allora sulla riforma fiscale, si dice fiducioso che i numeri ci saranno, come a ridimensionare il fatto che adesso al Senato i repubblicani avranno una maggioranza ancor più risicata (di 51 su 100). Ma non risparmia una stoccata al partito, affermando che qualcuno all'interno del Grand Old Party (Gop) è "felice" dell'esito in Alabama, mentre "io, da leader del partito - ha detto rivendicando adesso quel ruolo - avrei pre- ferito mantenere il seggio".
Così, se le indiscrezioni verranno confermate con il voto sulle tasse atteso per la prossima settimana, il danno, nell'immediato, è arginato: i repubblicani alla Camera e al Senato avrebbero infatti raggiunto un accordo per armonizzare la proposta di legge sul- la riforma fiscale e ci sarebbero quindi i numeri necessari per l'approvazione e per con- sentire che il testo arrivi sul tavolo del presidente per la firma entro Natale, come pro- messo da Trump.
Inizia ora l'inevitabile 'esame di coscienza' all'interno del partito repubblicano, dopo una sconfitta inevitabile viste le rivelazioni sulle molestie sessuali e il movimento #me- too, ma che parte da una candidatura, quella di Moore, in origine già controversa. L'establishment del partito e lo stesso Donald Trump alle primarie avevano sostenuto il più moderato Luther Strange.
L'ex giudice conservatore Moore era invece più rappresentativo di quella fetta di partito che si ispira ai valori di Steve Bannon, l'ex stratega di Donald Trump che ha fatto campagna fino all' ultimo. E ha perso. Motivo di riflessione in vista delle elezioni di metà mandato nel 2018 per il rinnovo del Congresso di cui il voto in Alabama è considerato un test.
Anche per i democratici, che in Alabama sembrano aver trovato la loro voce in Jones con il suo messaggio di unità. Eppure sembrava un'impresa impossibile. Adesso dai dati emerge come cruciale il voto afroamericano in questo Stato del sud, lo Stato della marcia di Selma: in base ai dati della Cnn il 30% dei votanti è stato afroamericano, con il 96% di questi che ha optato per Jones. Si nota inoltre che il 98% delle donne afroa- mericane ha espresso la propria preferenza per il candidatato democratico. E con un'affluenza record, sempre in termini di comunità afroamericana, superiore alle elezioni presidenziali del 2008 e 2012 quando era candidato Barack Obama.
Proprio dall'ex presidente era arrivato l'appello in extremis, esortando tutti a recarsi alle urne: "Questa è una cosa seria", aveva avvertito Obama in un messaggio registrato e diffuso via telefono.
















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