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Altre Ong lasciano il mare


MIGRANTI/LE ORGANIZZAZIONI SOSPENDONO LE ATTIVITÀ PER MOTIVI DI SICUREZZA


ROMA. Dopo Medici Senza Frontiere, anche le Ong Sea Eye e Save the Children fermano le navi impegnate davanti alla Libia nel soccorso ai migranti: non ci sono le condizioni di sicurezza per andare avanti e non può di conseguenza essere garantita l’efficacia delle operazioni.

In meno di 24 ore, dunque, lasciano - almeno temporaneamente - tre delle otto Ong che negli ultimi 20 mesi non hanno mai abbandonato le acque internazionali davanti ai porti libici, salvando migliaia di migranti: 46.796 persone nel 2016, cir- ca 38% del totale di quelle sbarcate; 12.646 nei primi quattro mesi del 2017, vale a dire il 35% del totale.

Considerando inoltre che la Juventa - la nave della Ong Jugend Retted - è sotto sequestro a Trapani e che le imbarcazioni

di Proactiva Open Arms, Seawatch e Moas sono at- tualmente in porto a La Val- letta, a fare attività di ri- cerca e soccorso davanti alla Libia in questo mo- mento c’è rimasta soltanto nave Aquarius di Sos Me- diterranee.

Quella delle Ong è però una ‘ritirata’ piena di ac- cuse: alla Libia, innanzitut- to, per le minacce subite dalla Guardia Costiera e per l’annuncio di Tripoli di voler creare una zona di ri- cerca e soccorso (Sar) molto più

ampia delle acque territo- riali, nella quale sarà possibile entrare solo dopo aver avuto l’autorizzazione delle autorità libiche. Ma anche all’Italia e all’Europa, “corresponsabili” e “complici” del bloc- co che si sta creando e che, dicono, “contribuirà ad aumentare i morti nel Mediterraneo”. “Questo è quello che vuole l’Europa” ha scritto il fondatore di Proactiva, Oscar Campos. I primi ad annunciare la deci- sione di fermarsi, sono stati quelli di Sea Eye. “Cari amici - ha scritto il direttore della Ong Michael Buschheuer - in queste condizioni non è possibile proseguire il nostro lavoro di salvataggio, sarebbe ir- responsabile nei confronti dei nostri equi- paggi”. Il motivo, appunto, è l’annuncio del governo libico sulla Sar Zone e la “minaccia esplicita alle Ong private”. Poco dopo è arrivata la comunicazione di Save the Children.

“Siamo rammaricati ma dobbiamo fer- marci - dice l’organizzazione - Siamo di fronte ad una situazione molto preoccu- pante per lo staff e per la reale capacità della nave di mettere in atto la propria missione di soccorso”.

Save the children, assicura il direttore delle operazioni Rob MacGillivray, “è pronta a riprendere le operazioni. Ma pri- ma dobbiamo avere rassicurazioni sulla sicurezza degli equipaggi e sull’efficacia delle operazioni”.

E come già ieri aveva fatto Msf, an- che Save the Children sottolinea che l’as- senza delle navi umanitarie produrrà nuo- ve morti nel Mediterraneo e che riportare i migranti in Libia significa consegnarli a chi non rispetta i diritti umani.

“Ciò che è chiaro è che molte vite po- trebbero essere messe in pericolo” riba- disce MacGillivray, che poi aggiunge: “le

tantissime te- stimonianze che abbiamo raccolto da bambini e ra- gazzi parlano di violenze e abusi gravissi- mi subite anche dai bambini e dalle bambine più piccole. Preoccupa fortemente il fatto che migliaia di persone possano rimanere nei centri di detenzione libici”.

Save the Children si dice anche pron- ta a valutare la possibilità di operare in Libia, “qualora vi siano le giuste condi- zioni di rispetto dei diritti umani”.

Chi non ha ancora abbandonato è in- vece Sos Mediterranee. L’Aquarius si tro- va davanti a Tripoli e per tutto il giorno ha avuto vicino la C-Star, la nave anti mi- granti di Defend Europe.

“Oltre a salvare vite, la nostra priori- tà è garantire la massima sicurezza del nostro equipaggio - dice la Ong - Fino a che questa continua ad essere garantita, ri- marremo in zona, salvando imbarcazioni in pericolo e prevenendo il ritorno forza- to delle persone soccorse in Libia”. In ogni caso “limitare l’accesso e le attività delle Ong causerà, ancora una volta, un incre- mento di morti e sofferenza nel Mediter- raneo”. E intanto la decisione delle Ong di fermarsi rischia di spaccare nuovamente il Pd e la sinistra. “Il nostro governo - dice il coordinatore di Si Nicola Fratorianni - è complice di una grande tragedia e que- sto è inaccettabile”.

“L’obiettivo, che purtroppo si sta rea- lizzando - aggiunge il capogruppo al Se- nato Loredana De Petris - è cacciare le Ong in modo che nessuno può controllare il comportamento della Guardia Costiera libica”.


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