American Queen
- Redazione

- 6 nov 2017
- Tempo di lettura: 3 min

MARATONA DI NEW YORK/FLANAGAN VINCE DOPO 40 ANNI DI ASTINENZA USA
NEW YORK. Edizione fortunata della maratona di New York per gli Stati Uniti che dopo 40 anni hanno visto una runner americana tagliare per prima la finish line. È Shalane Flanagan, che ha vinto la gara femminile con un tempo di 2 ore 26 minuti e 54 secondi. È arrivata seconda la keniana Mary Keitany dopo aver vinto le precedenti tre edizioni. Al terzo posto l’etiope Mamitu Daska. Per gli uomini, trionfo del keniano Geoffrey Kamworor, due volte campione del mondo nella mezza maratona, che ha segnato un tempo di 2 ore 10 minuti e 53 secondi. Wilson Kipsang, anche lui keniano, si è piazzato al secondo posto con 2:10:56, mentre l’etiope Lelisa Desisa al terzo, giunto alla finish line dopo 2:11:32. La 36enne, bronzo olimpico sui 10.000 a Pechino 2008 e in maratona sesta ai Giochi di Rio 2016 (sulla distanza non si imponeva dai Trials 2012), alla vigilia aveva dichiarato che, in caso di vittoria, questa sarebbe stata l’ultima gara di una luminosa carriera. Decisivo un attacco intorno al 36° km, fatale anche alla grande favorita, la keniana Mary Keitany (seconda a 61”), che inseguiva un quarto, storico successo consecutivo. Applausi anche a Sara Dossena: la 32enne bergamasca, all’esordio sulla distanza è stata capace di una prova da vera protagonista: sesta in 2h29’39”. E’ lei, già azzurra di buon livello nel triathlon, a menare le danze per 18 km. Poi resta col gruppo di testa (composto da sei-otto unità) fino intorno al 32° e quando i ritmi si fanno più serrati, ha l’acume di proseguire a un’andatura più consona alle sue possibilità. Corre la seconda mezza ben più velocemente della prima (1h16’18” e 1h13’21”) e, oltre alle convinzioni per il futuro, si guadagna sul campo la convocazione per gli Europei di Berlino 2018. Anche Emma Quaglia è tra le prime fino al 18° km: poi cala e chiude in 2h34’10”. La gara maschile si sviluppa a sua volta su ritmi lenti. Ma il finale è scoppiettante. E, dopo una progressiva selezione, si risolve in uno testa a testa tra il 24enne Kamworor, già due volte iridato sulla mezza (2015 e 2017) e nei cross (2014 e 2016), anche argento mondiale sui 10.000 a Pechino 2015 e il quotato 35enne connazionale Wilson Kipsang, uno dei migliori interpreti della maratona delle ultime stagioni. Il primo allunga intorno la 39° km, il secondo nel finale gli recupera metro su metro, sino a concludere letteralmente alle sue spalle: 2h10’53” a 2h10’56” dopo un passaggio a metà gara in 1h06’09”. Per l’allievo di Patrick Sang, compagno di allenamenti del campione olimpico Eliud Kipchoge e atleta gestito dal manager olandese Jos Hermens, dopo il secondo posto nella Grande Mela del 2015, sui 42 km è la prima vittoria della carriera. Importante la presenza degli italiani, circa tremila in corsa, il secondo gruppo più numeroso dopo gli americani. Non è mancata perciò l’occasione di tifare i runner tricolore, grazie all’Italian Corner, allestito sulla Fifth Avenue tra la 91esima e 92esima Strada, prima dell’ingresso a Central Park. La 47a edizione si è tenuta fra massicce misure di sicurezza e senza incidenti. Un fiume di umanità quest’anno forse ancor di più simbolo e celebrazione dello spirito di New York che lo scorso martedì è stata nuovamente trascinata nel buio della paura nel peggiore attacco da quello dell’11 settembre 2001, compiuto dal 29enne uzbeko Sayfullo Saipov con un furgone lanciato su una pista ciclabile a Tribeca e rivendicato dall’Isis. Otto le persone uccise. E la risposta al tentativo di spegnere la luce di New York l’hanno data gli oltre 50 mila runner, che hanno percorso i 42 km e cinque Boro di New York previsti dal tragitto, circondati da un pubblico di 2,5 milioni di spettatori e punteggiati dalla presenza delle forze dell’ordine. Secondo alcune testimonianze non più visibile di altre edizioni, ma di certo il dispositivo di sicurezza è stato potenziato, stando anche alle ultime indicazioni fornite dal governatore Andrew Cuomo alla vigilia della corsa, in particolare nelle zone considerate ad alto rischio. Quindi aeroporti, ponti, tunnel e tutti gli snodi di transito. Migliaia gli agenti nei punti nevralgici della città. Raddoppiati quelli della Polizia, triplicate le unità della Guardia Nazionale. Ma pur blindata, l’edizione numero 47 ha celebrato la diversità e la pacifica convivenza, come sottolineato nel mes- saggio pronunciato prima del via, scattato poi sulle note di “New York New York” con la voce di Frank Sinatra.
















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