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Ankara e Tel Aviv ai ferri corti


GAZA/SEMPRE PIÙ DURA LA “TEMPESTA DIPLOMATICA”. IL PAPA: “BASTA VIOLENZE”


TEL AVIV. Dopo gli ultimi fatti di Gaza e l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, è la diplomazia ad essere diventata il campo di battaglia principale. Mentre il Papa ha espresso ieri “grande dolore per i morti e i feriti” della Striscia dicendosi “molto preoccupato e addolorato per l’acuirsi delle tensioni in Terra Santa e in Medio Oriente, e per la spirale di violenza”, Israele e Turchia sono ai ferri corti come non si vedeva dai tempi della vicenda della ‘Flotilla’. Ed anche i palestinesi hanno im- boccato la strada della rappresaglia diplo- matica richiamando i propri ambasciatori dai 4 Paesi Ue - Ungheria, Austria, Roma- nia e Repubblica Ceca - che, rompendo il fronte comune europeo, hanno partecipato all’inaugurazione dell’ambasciata Usa a Ge- rusalemme, dove ieri il presidente del Gua- temala Jimmy Morales ha inaugurato la sua sede diplomatica, seconda dopo gli Usa.

La tensione - lontana dai livelli di lunedì - continua comunque a serpeggiare sul con- fine di Gaza dove nel pomeriggio di ieri, a poche ore dalla prima sera di Ramadan, ci sono stati per due volte spari contro soldati israeliani. L’esercito ha risposto colpendo con l’artiglieria postazioni di Hamas: in un caso i proiettili di mitragliatrice dalla Stri- scia sono arrivati - secondo l’esercito - fino ad una casa di Sderot, cittadina ebraica a poca distanza dalla frontiera, ma senza vittime.

Al tempo stesso un portavoce dell’eser- cito ha diffuso il video di un’intervista tv in cui Salah al Bardawil, esponente di Hamas, ha rivendicato come propri membri “50 dei 62 ‘martiri’ uccisi”. Su quegli uccisi lo scon- tro tra Israele e Turchia è diventato al calor bianco. Ieri mattina Ankara, dopo aver già espulso martedì l’ambasciatore israeliano, ha anche rimandato in patria il Console dello Stato ebraico ad Istanbul come reazione all’allontanamento del Console turco a Tel Aviv.

Come ulteriore mossa - secondo la de- nuncia del ministero degli Affari esteri a Gerusalemme, retto dal premier Benyamin Netanyahu - l’ambasciatore israeliano Eitan Naeh in partenza all’aeroporto di Istanbul (dove venerdì prossimo ci sarà il summit stra- ordinario dei Paesi islamici su Gaza convo- cato da Erdogan) è stato sottoposto “ad uno

stretto controllo di sicurezza alla presenza deliberata dei media turchi”. Un atteggiamento che che ha provocato l’immediata con- vocazione al ministero dell’incaricato d’affari turco a Tel Aviv Umut Deniz “redarguito” e ammonito sulla “flagrante violazione del codice diplomatico tra due paesi”.

Nel frattempo, la stampa israeliana ha dif- fuso l’immagine pubblicata su Instagram dal figlio di Netanyahu, Yair, con la scritta “Fuck Turkey”. E poi ha reso noto che alcuni gior- nalisti israeliani della tv ‘Hadashot’ sono “stati spintonati” nella centrale piazza Taksim di Istanbul al grido di “assassini, assassini”.

La tempesta diplomatica ha investito anche i palestinesi: il ministero degli affari esteri di Ramallah - che ieri sera ha ritirato il proprio rappresentante a Washington - ha infatti annunciato di aver richiamato in patria per consultazioni gli ambasciatori dei quei Paesi Ue che sono andati alla cerimonia dell’ambasciata americana. La presenza di quei Paesi - ha tuonato il ministero - è “una grande violazione della legge internazionale e delle numerose risoluzioni dell’Onu”.


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