Assoluzione annullata,processo bis per Poggiali
- 21 lug 2018
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Il caso delle morti sospette all’ospedale di Lugo di Romagna
ROMA. Ci sarà un Appello bis per Daniela Poggiali, ex infermiera dell'ospedale di Lugo di Romagna, accusata di omicidio mediante iniezione di una dose letale di potassio, per la morte nell'aprile 2014 di una sua paziente, Rosa Calderoni, di 78 anni. La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Antonella Mazzei, ha accolto il ricorso della procura generale di Bologna e delle parti civili, i figli dell'anziana donna e l'Ausl Romagna, disponendo un nuovo processo in Corte d'assise d'Appello a Bologna. I giudici hanno così riaperto un caso che ha destato orrore e sospetti contro l'ospedale, che ha poi licenziato l'infermiera poco dopo l'avvio dell'inchiesta. "Daniela Poggiali è molto serena come lo è chi si sente innocente", ha detto l'avvocato Lorenzo Valgimigli, che dopo l'annullamento dell'assoluzione, ora dovrà provare a ribaltare la sentenza di primo grado contro la sua assistita, condannata all'ergastolo dalla Corte d'assise di Ravenna, l'11 marzo 2014, e sotto accusa anche per un'altra morte sospetta. Secondo l'accusa, la signora Calderoni è stata uccisa tramite iniezione di due fiale di potassio, somministrate - ritiene la procura - tra le 8.15 e le 8.20, quando l'imputata aveva fatto uscire dalla stanza la figlia della paziente, rimanendo da sola con lei per una decina di minuti. L'anziana donna si aggravò improvvisamente e morì poi alle 9.40. Daniela Poggiali era stata assolta il 7 luglio dello scorso anno sulla base di un perizia a lei favorevole, secondo la quale i tempi non erano compatibili, perché in caso di iniezione la morte sarebbe sopraggiunta prima. La Corte bolognese ritenne, inoltre, che sul metodo innovativo utilizzato per rilevare i livelli di potassio post mortem nell'umor vitreo a 56 ore dal decesso "non esiste consenso adeguato all'interno della comunità scientifica". Una conclusione contro la quale, nell'udienza di martedì scorso, la pg di Cassazione Mariella De Masellis aveva obiettato che si tratta di un metodo ritenuto "attendibile" a livello internazionale. Nella requisitoria, il pg ha tratteggiato la personalità dell'ex infermiera - "scaltra" e "senza pietas" - ritenendo il suo modo di agire "sconcertante", per i furti nei reparti (per i quali è stata condannata in via definitiva a 4 anni e 4 mesi due settimane fa), e le foto con una paziente di 102 anni appena morta, definite "raccapriccianti", benché senza rilevanza penale. Alla procura di Ravenna si esprime soddisfazione per la decisione della Cassazione e si guarda con fiducia al nuovo processo che dovrà essere celebrato a Bologna. La decisione potrebbe riflettersi anche sui prossimi passaggi relativia quanto accaduto all'ospedale di Lugo. All'epoca dell'inchiesta, la Procura di Ravenna aveva vagliato le statistiche dei decessi: quelli della Poggiagli risultavano in modo anonime più alte dei suoi colleghi. A fine settembre si celebreràl'udienza preliminare per l'accusa di omicidio volontario, sempre con iniezione letale di potassio, per la morte di un altro paziente, il 95enne Massimo Montanari, in passato datore di lavoro del fidanzato dell'imputata.
















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