Avvisi di garanzia a raffica
- 7 giu 2018
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RIGOPIANO/SOTTO ACCUSA LA REGIONE ABRUZZO, A PARTIRE DAL GOVERNATORE

PESCARA. I vertici e i funzionari attuali della RegioneAbruzzo,a partire dal presidente Luciano D’Alfonso, in relazione alla gestione dell’emergenza del gennaio 2017, durante la quale si verificò il disastro dell’Hotel Rigopiano “determinarono le condizioni per il totale isolamento del resort, rendendo impossibile a tutti i presenti nell’albergo di allontanarsi dallo stesso”.
A D’Alfonso, ai suoi predecessori Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, agli ex assessori alla Protezione civile e a vari dirigenti regionali, è contestata inoltrelamancataadozionedellaCarta di localizzazione dei pericoli da valanga che se emanata “avrebbe individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a pericolo”.
E’ quanto si legge negli avvisi di garanzia, recapitati agli ultimi 14 indagati, per omicidio, lesioni e disastro colposo, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pescara sulla tragedia del resort di Farindola, il 18 gennaio 2017, con 29 morti. Tutti gli indagati, con gradi di responsabilità diversi, secondo la Procura si resero inoltre responsabili di “negligenza, imperizia, imprudenza e violazioni di norme, leggi e regolamenti”.
Il filone dell’inchiesta sulla gestione dell’emergenza chiama in causa il sottosegretario regionale con delega alla Protezione civile e due responsabili della Protezione civile regionale, tutti accusati di avere attivato “tardivamente il Comitato Operativo Regionale per le Emergenze”, nonostante la consapevolezza “dell’emergenza neve riguardante l’Abruzzo” e in particolare l’area montana della Provincia di Pescara, sulla base di bollettini, previsioni meteo, segnalazioni e richieste d’intervento.
Al riguardo spicca il bollettino valanghe Meteomont, emesso il 17 gennaio alle 14, il giorno prima del disastro, che evidenziava “pericolo valanghe di grado tra 3 e 4 per la giornata, e di grado 4, cioè forte, per i successivi tre giorni”.
Quanto all’altro filone dell’inchiesta, la mancata emanazione della Carta Valanghe, prevista dalla legge regionale 47/1992, secondo la Procura “ha fatto sì che le opere già realizzate dell’Hotel Rigopiano” a seguito dei permessi del Comune, “non siano state segnalate dal sindaco al Comitato tecnico regionale per lo studio della neve e valanghe”.
Tali informazioni - si legge negli avvisi di garanzia - “avrebbero determinato, ad opera del Comitato, l’immediata sospensione di ogni utilizzo, in stagione invernale, dell’albergo”. Gli interrogatori di garanzia si svolgeranno nei giorni 19, 20, 21, 26 e 27 giugno. Il governatore
D’Alfonso sarà ascoltato il 26, il suo predecessoreChiodiil21,mentreil20 giugno sarà la volta di Del Turco.
“Sono convinto che la Regione abbia operato con diligenza, premura e risolutezza. Mi farò parte attiva affinché il lavoro della magistratura
proceda speditamente e sono pronto a versare in atti tutto il mio patrimonio conoscitivo sulle contestazioni che fanno parte del fascicolo accusatorio” ha dichiarato il governatore d’Abruzzo Luciano D’Alfonso. “Sulla ‘Carta del rischio valanghe’ va chiarito che i primi due lotti erano stati già appaltati prima dei fatti di Rigopiano, quindi non si può sostenere che non vi fosse”, ha aggiunto.
















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