Basilea3/Più paletti all’utilizzo dei modelli interni da parte delle banche d’investimento
- 8 dic 2017
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Accordo fra i governatori e i responsabili della vigilanza. Mario Draghi: “Una grande pietra miliare”. Bankitalia: “Completate le risposte alle debolezze emerse durante la crisi”
ROMA. A dieci anni dalla grande crisi arriva a compimento Basilea3, con un accordo fra i governatori e i responsabili della vigilanza che rappresenta, secondo Mario Draghi, una "grande pietra miliare”. L’intesa promette una stretta all'utilizzo dei modelli interni da parte delle banche d'investimento. Venendo incontro anche alle richieste, levatesi alte negli ultimi anni, delle banche italiane che lamentavano un trattamento sfavorevole dei loro prestiti deteriorati rispetto alle esposizioni sui mercati delle loro cugine tedesche e francesi. Un accordo, quello raggiunto ieri dal Ghos, il Gruppo dei Governatori delle Banche centrali e dei Capi delle Autorità di vigilanza, che guida il Comitato di Basilea, ammorbidito rispetto alle premesse iniziali. Ma non per istituti come Deutsche Bank o alcune banche francesi: i paletti diventino più stringenti. "Si riduce l'incertezza regolamentare", ha spiegato Draghi, presidente del Ghos, accanto al presidente del Comitato di Basilea Stefan Ingves. Il numero uno della Banca centrale europea (Bce) vede la chiusura di un cerchio: "I requisiti di capitale, la liquidità, i coefficienti di leva finanziaria, tutte le parti del bilancio bancario oggi hanno una solidità che certamente non c'era prima della crisi". Non ne esce certo un sistema bancario a prova di crisi, "non possiamo prevedere da dove arriverà la prossima crisi", spiega Draghi. Ma la svolta c'è e per Draghi quella di ieri è "una grande giornata". Anche Bankitalia vede "il completamento delle risposte alle debolezze del quadro regolamentare emerse nel corso della crisi finanziaria globale" e saluta con favore l'accordo. Se è vero che le riforme entreranno in vigore soltanto nel 2022, con un regime transitorio di cinque anni, e che vanno prima recepite (Andrea Enrìa dell'Eba garantisce l'impegno per l'adozione europea), alcune banche sentiranno la stretta soprattutto sul tema, assai controverso, dei modelli interni. Quello da sempre accusato dall'Italia di consentire alle grandi banche d'investimento di «barare». I requisiti patrimoniali calcolati sulla base di questi modelli non potranno essere inferiori al 72,5% per cento di quelli calcolati con metodi standardizzati: paletti più stringenti, per "evitare la situazione vista durante la crisi in cui alcuni usavano questi modelli per ridursi i requisiti patrimoniali". E' l'«output floor»: se il presidente della Baca centrale europea garantisce che non ci sarà una stretta generalizzata sul capitale, per alcune banche che sforano in maniera più vistosa le nuoveregole produrranno necessità di nuovo capitale a copertura dei rischi. Altri elementi riguardano un approccio standardizzato, a livello globale, e dei vincoli all'uso dei modelli interni per calcolare il capitale a copertura dei rischi di credito e operativi; un cuscinetto addizionale di capitale per le istituzioni globale a rilevanza sistemica. Non sono, invece, state toccate le esposizioni sovrane, tallone d'Achille per le banche italiane, dove il Comtiato di Basilea si è limitato a un Discusion Paper in assenza di consenso fra i membri del Ghos.
















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