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Bcc/Bankitalia accelera i tempi per la riforma

  • 4 nov 2016
  • Tempo di lettura: 3 min


ROMA. La riforma delle Bcc accelera i tempi e si avvia a vedere già entro il 2017, quasi un anno prima della sca- denza, la nascita di due grandi gruppi coagulati attorno a Iccrea e alla trentina Cassa Centrale Banca (più il gruppo provinciale di Bolzano) ai quali aderiranno le 355 Bcc italiane. L'obiettivo è quello di ridurle a 120 e dare vita a due fra i 10 maggiori gruppi bancari del paese. Il passo decisivo, dopo mesi di trattative e discussioni che hanno provocato anche tensioni all'interno del mondo cooperativo, è arrivato dalla Banca d'Italia che ha emanato le norme di attuazione delle legge di febbraio e certificato ciò che era oramai nei fatti: non più un gruppo unico ma due, perché Via Nazionale "non fa il tifo per la costituzione di un gruppo delle Bcc o di due" spiega il responsabile vigilanza Carmelo Barbagallo, ma baderà a che quelli che nasceranno con la riforma arrivino presto, già nel 2017 e siano soprattutto "robusti". Insomma non un via libera ma di certo la constatazione che, nonostante i mesi di tentativi nel tenere assieme in un unico grande gruppo, la frattura c'è. Sopratutto non si può integrare delle realtà che non sono coese e anzi rischierebbero di paralizzare tutto. E quindi è meglio partire e anche in fretta per poter sfruttare tutti i vantaggi della riforma e affrontare un 2017 e un 2018 ancora pieni di incertezze. "Un passo avanti" - rileva il presidente di Federcasse Alessandro Azzi - anche se "non è stata recepita appieno la sollecitazione a considerare il Gruppo Bancario Cooperativo qualcosa di realmente innovativo ed originale rispetto ai gruppi bancari tradizionali". E sul gruppo, o i gruppi bancari che potranno nascere, tema indipendente dai contenuti delle disposizioni di vigilanza, Azzi ribadisce il netto favore per una soluzione unitaria verso la quale - afferma - "concentrerò tutte le mie energie per raggiungere un obiettivo che va nel senso dell'interesse generale e guarda alle generazioni future". A via Nazionale si si attende che già all'inizio del prossimo anno - o anche prima - arrivino le istanze di costituzione per arrivare alla partenza entro 6-12 mesi, ben prima quindi del termine massimo fissato al maggio 2018. Certo bisognerà vedere se la Cassa Centrale (che raggruppa un numero di banche dell'area del Nord Est e altre sul territorio nazionale) avrà tutti i requisiti e numeri necessari per costituire il proprio gruppo (almeno 1 miliardo di euro di capitale). E poi partirà la fase di realizzazione oltre che di scelta dei componenti del cda della holding e dei dirigenti. Arrivi dall' 'esternò del mondo cooperativo non sono obbligatori ma nemmeno esclusi. Certo chiunque andrà, dovrà saper parlare inglese e avere esperienza internazionale visto che a vigilare i gruppi sarà la Bce. Il gruppo disegnato dalla riforma vedrà così in cima una capogruppo che, in caso di difficoltà delle banche aderenti, potrà far ricorso rapidamente al mercato dei capitali oppure attingere al capitale in eccesso (rispetto ai requisiti prudenziali) delle aderenti. Una misura che aveva provocato più che mugugni nel comparto. In contropartita la capogruppo avrà poteri di coordinamento e controllo che possono aumentare proporzionalmente alla rischiosità della banca e disporre di strumenti di early warning. Questo in modo da evitare situazioni di 'moral hazard' di realtà magari piccole ma potenzialmente in grado di generare danni. Nemmeno le banche 'virtuose’ potranno essere autonome e le subholding non potranno essere un centro di potere aggiuntivo. Sulla vigilanza comunque la partita è aperta. Spetta alla Bce sul gruppo ma proprio per la polverizzazione sul territorio delle banche aderenti un ruolo della Banca d'Italia è probabile.


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