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Belice, memoria e futuro

  • 14 gen 2018
  • Tempo di lettura: 3 min

CINQUANT’ANNI FA IL TERREMOTO/OGGI LE COMMEMORAZIONI CON MATTARELLA


PARTANNA (Trapani). Il Belice commemora con Sergio Mattarella la sua tragedia infinita: il terremoto di cinquant’anni fa. Oggi con il capo dello Stato a Partanna non si ricorderanno solo le ferite ancora aperte e la rinascita ritardata. Si cercherà di lanciare lo sguardo verso il futuro. Il Belice ha fatto da solo tanta strada, rivendica con orgoglio il coordinatore del comitato dei sindaci Nicola Catania, primo cittadino di Partanna, che a Mattarella ricorderà, nel giorno della memoria e delle cerimonie, una lunga storia di lotte, sacrifici e speranze.

Ora che è venuto il momento di voltare pagina il Belice mostrerà al capo dello Stato il suo nuovo volto e le sue bellezze ritrovate. Proprio alle bellezze naturalistiche e artistiche, grande risorsa dei paesi della Valle, è ispirato il programma costruito attorno alla visita di Mattarella con mostre, spettacoli, rappresentazioni teatrali, reading che andranno avanti per tutto il 2018.

“Il capo dello Stato - assicura Catania - si troverà di fronte un paesaggio mutato e un nuovo tessuto economico con il quale si sta rimettendo in piedi dopo un disastro durato mezzo secolo”.

La visita di Mattarella incrocerà le orme di un’esperienza familiare. Nel Belice si ricorda ancora l’impegno del fratello Piersanti che nel 1978, quando era presidente della Regione siciliana, incontrò a Santa Ninfa i sindaci dei paesi terremotati.Adieci anni dal terremoto,

la ricostruzione procedeva tra sprechi e ritardi, i fondi arrivavano con il contagocce e il popolo delle baracche era esasperato.

Dopo avere ascoltato gli interventi di Vito Bellafiore, che parlava a nome dei sindaci della Valle, e l’appello di don Antonio Riboldi, scomparso recentemente, Mattarella pose al governo nazionale il tema della ricostruzione. Seguì un incontro con Francesco Cossiga, diventato intanto presidente del Consiglio, e un lavoro parlamentare che produsse uno stanziamento di 400 miliardi di lire.

Nella stessa legge venne previsto che ogni anno nel bilancio dello Stato fosse previsto un fondo per il Belice. “Quegli interventi diedero grande spinta alla ricostruzione”, dice Bellafiore. “Ora che stiamo per uscire dall’incubo del terremoto - aggiunge Nicola Catania - bisogna evitare il rischio di lasciare le cose nella trappola di un eterno presente”.

E questo può avvenire, secondo Domenico Venuti sindaco di Salemi, attraversouna“rivitalizzazionedeicentri storici e delle nuove forme di sviluppo economico”. Ma senza dimenticare il passato, interviene Franco Valenti, sindaco di Santa Margherita Belice, il paese del Gattopardo. Per riaccendere i riflettori su ritardi, sprechi, inefficienze e per denunciare che nel suo paese ci sono ancora 84 prime case da ricostruire e un quartiere (Cannitello) senza opere di urbanizzazione, Valenti stasera pianterà tre tende per ricordare con poesie e testimonianze che la ricostruzione non è ancora finita.

Durante la cerimonia all’auditorium “Giacomo Leggio” di Partanna, Mattarella consegnerà targhe in ricordo dipersonalitàcheaiutaronoiterremotati. Una alla memoria sarà intestata a don Antonio Riboldi di cui il capo dello Stato ha ricordato, in occasione della scomparsa, “l’attività a favore della solidarietà sociale e l’impegno per la legalità, in aperto e sconvolgente contrasto con la criminalità organizzata”.

La giornata proseguirà con letture, monologhi, un incontro davanti alla “Porta del Belice” dello scultore Pietro Consagra e una messa davanti ai ruderi di Montevago, presieduta dal vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, e concelebrata dai vescovi di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro, di Monreale, Michele Pennisi, di Trapani, Pietro Maria Fragnelli e dall’eparca di Piana degli AlbanesiGiorgioGallaro.Unafiaccolata chiuderà in serata le manifestazioni per il cinquantenario del terremoto.


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