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Berlino, via al congresso Sdp



GERMANIA/SI APRE OGGI IL CONFRONTO DECISIVO PER IL GOVERNO DELLA CANCELLIERA MERKEL

BERLINO. È ancora lunga la strada che porta a un governo di Grosse Koalition in Germania, ma la tappa di oggi è uno di quei momenti decisivi in cui il tavolo può saltare: oltre 600 delegati dei socialdemocratici tedeschi dovranno infatti pronunciarsi su questo vero e proprio referendum di partito, da cui dipende il prossimo governo di Angela Merkel. A poche ore del voto, l'Spd ha continuato a discutere sulle condizioni di un eventuale ingresso nelle consultazioni con l'Unione, alla luce del compromesso uscito dai colloqui esplorativi il 12 gennaio. "Mantenere i nervi saldi", è l'invito di uno dei vice del partito, Aydan Oezoguz, in un momento in cui l'Spd, crollato nei sondaggi in settimana a un disastroso 18%, è più che mai diviso. La stampa tedesca accompagna questo psicodramma parlando di "questione esistenziale". E del resto è chiaro che, qualsiasi sia la decisione di oggi, i socialdemocratici dovranno fare i conti con moltissimi delusi. Da Sofia, Angela Merkel ha fatto appello ancora una volta ai potenziali alleati, sottolineando "la necessità di un governo stabile. Il mondo non aspetta noi", ha avvertito. Mentre il premier italiano Paolo Gentiloni ha inviato, attraverso le pagine dei giornali di Redaktions Netzwerk Deutschland, un messaggio ai cugini tedeschi del Pd: "La presidenza in Francia di Macron ci dà un'opportunità nuova. Per le forze progressiste il momento di influenzare il destino dell'Europa è oggi. Il contributo delle forze socialiste e democratiche è indispensabile". Una Grosse Koalition consentirebbe una fluida collaborazione fra Berlino e Parigi nel campo delle riforme europee. Nelle ventotto pagine uscite dal prenegoziato è evidente come l'Spd sia riuscita ad ottenere una rinuncia dei conservatori a linee rosse che pregiudicherebbero i prossimi passi. E Schulz ha già detto chiaramente che il partito punta al ministero delle Finanze, lasciato libero da Wolfgang Schaeuble. Ma per arrivare a un nuovo esecutivo rosso-nero il percorso è tutt'altro che liscio. Lo scoglio maggiore è certamente quello di oggi, un congresso straordinario di partito dei socialdemocratici dal risultato assolutamente aperto, nonostante per la 'Groko’ si siano spesi i vertici - Martin Schulz ci ha messo la faccia, affrontando un giro di campagna elettorale in diverse sezioni di partito dei Laender in questi giorni - e gli stessi sindacati. Se l'esito del voto fosse positivo, si entrerebbe nella fase delle consultazioni immediatamente, e Merkel ha già detto di voler chiudere entro il 12 febbraio. A questo punto vi sarebbe però ancora un ostacolo: il voto degli iscritti, circa 440 mila persone, che verrebbero consultate con una lunga procedura (di almeno tre settimane). In questo scenario si arriverebbe a un governo entro Pasqua. Se da Bonn uscisse un rifiuto, invece, la scena politica si complicherebbe molto. L'ipotesi di un governo di minoranza, con la sponda del- l'Spd dall'opposizione, è stata più volte respinta da Merkel. E anche il ritorno alle trattative 'giamaica’, (fra Unione, verdi e liberali) è un'opzione esclusa, almeno al momento, dall'Fdp. Resterebbe quindi soltanto la strada del ritorno alle urne. L'esito che i partiti maggiori vogliono scongiurare a tutti i costi. Anche Schulz lo ha detto con parole chiare a Spiegel: se si tornasse al voto gli elettori punirebbero chi non è stato in grado di costruire un governo. Il timore è che ad approfittarne sarebbero proprio i populisti di Afd.


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