Beto sfida Trump: no alla paura, non ci servono muri
- Redazione

- 31 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min

WASHINGTON. “Noi non abbiamo paura delle differenze e di chi è diverso da noi”.
La sfida di Beto O’Rourke a Donald Trump è ufficialmente lanciata. E il giovane astro nascente del partito democratico lo fa dalla sua El Paso, in Texas, dove organizza il primo grande comizio della sua campagna presidenziale, proprio a due passi dal muro e dal confine col Messico. Quel confine che poche ore prima il tycoon ha minacciato di chiudere già dalla prossima settimana.
Ad ascoltare le parole di Beto migliaia di persone, una folla soprattutto di giovani e giovanissimi che sperano di aver trovato il loro Obama, e la figura che all’interno dell’affollato gruppo di candidati democratici per le presi- denziali del 2020 possa emergere unendo tutte le anime del partito, dall’ala più moderata a quella più progressista e radicale usci- ta rafforzata dalle elezioni di metà mandato dello scorso novembre.
O’Rourke, 46 anni, emoziona, soprattutto quando rivolgendo- si alla platea multiculturale di El Paso incurante della diretta tv passa allo spagnolo per respingere su tutta la linea le posizioni di Trump sull’immigrazione. “Usano la paura e le divisioni per impaurirci e fomentare la nostra rabbia. Stanno abusando della paura e delle divisioni basate sulle differenze di razza, di etnia, di religione, e la sfida che abbia- mo davanti è la più grande della nostra generazione”. “Ma noi - afferma Beto - non abbiamo paura delle differenze, le rispettiamo e le abbracciamo”.
E quella della sicurezza che ha spinto Trump a dichiarare l’emergenza nazionale al confine sud per Beto è solo una menzogna: “La nostra sicurezza non passa per i muri o la militarizzazione dei confini, ma per investimenti nei nostri porti di ingresso dove la maggioranza di chi arriva entra nel nostro Paese”. “Certo - aggiunge - bisogna riscrivere le leg- gi sull’immigrazione di questo Paese, ma lo dobbiamo fare a no- stra immagine e somiglianza, nel solco della migliore tradizione della nostra storia”.
Per la prima volta poi O’Rourke dipana un’agenda elettorale che va ben al di là del tema del- l’immigrazione, e si propone come netta alternativa alla dottrina dell’America First di Trump. “Milio- ni di americani sono senza sanità, l’economia funziona bene solo per pochi privilegiati e lascia indietro la maggior parte della gente, e le chance di evitare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici stanno svanendo per colpa della nostra inazione. Dobbiamo ribaltare questa situazione, perché tutto ciò rappresenta una minaccia per la no- stra democrazia che non può essere affrontata con le mezze misure”.
Beto spinge sull’acceleratore nello strizzare l’occhio alle istanze più progressiste che si stanno facendo avanti nel suo partito, cercando di strappare a candidati come Bernie Sanders o Elizabeth Warren l’imprimatur su proposte più radicali: “Dobbiamo permettere ai giovani di pagarsi l’università senza indebitarsi a vita, dobbiamo rafforzare i sindacati, non indebolirli, per salvaguardare i diritti al lavoro, per raggiungere l’uguaglianza salariale tra uomo e donna, per eliminare ogni forma di discriminazione nei posti di lavoro e ovunque. E garantire che un lavoro sia sufficiente per avere un salario che permetta veramente di vivere. Possiamo farlo”, assicura O’Rourke, che in serata si concede altri due bagni di folla a Houston e ad Austin.
















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