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Blade Runner 2049, capolavoro bis


CINEMA/DENIS VILLENEUVE ALLA REGIA, NEL CAST RYAN GOSLING E HARRISON FORD


ROMA. Un’enorme pupilla a tutto scher- mo e poi un’astronave che vola veloce su una desolata e infinita architettura bianca, un lampo e sparisce. Parte così ‘Blade Run- ner 2049’ di Denis Villeneuve coraggioso e stupendo sequel del capolavoro del 1982 di Ridley Scott che non fa rimpiangere qua- si mai l’originale.

Un’operazione fatta nel segno della malinconia e del rispetto che sarà in sala in 750 copie dal 6 ottobre con la Warner Bros. Di scena i sentimenti, quelli dei replicanti, a volte più umani degli umani, e quelli degli stessi umani che vivono in questa Los Angeles piena di pioggia, ologrammi pub- blicitari, e dove è sempre notte.

Di scena nel film, che ha come produt- tore esecutivo proprio Ridley Scott, l’amle- tico agente K (Ryan Gosling) della polizia di Los Angeles, un Blade Runner di nuova generazione (è un replicante nuovo model- lo) che sta sulle tracce di un mistero che potrebbe minare le sorti di tutta la società. Per lui è ancora caccia ai replicanti ribelli (i Nexus 8, ormai fuori produzione), ma tra lui e la caccia c’è un importante segreto, sa- rebbe meglio dire un ‘miracolo’, che potreb- be minare le sorti dell’intera società. K si mette così alla ricerca di Rick Deckard (Har- rison Ford), ex Blade runner scomparso da

oltre trent’anni. A complicare il tutto un black out digitale che venti anni prima ha cancel- lato ogni memoria.

Fin qui, tutto quello che si può dire di questo film protetto giustamente da più di un divieto, anche da parte dello stesso re- gista canadese di Arrival, che ha chiesto di non fare spoiler. Ma della trama si può certo ancora dire che K vive nella sua casa post-moderna, con tanto di cucina a gas, con Joi (la bellis- sima Ana de Armas) - una super geisha di- gitale, o meglio una super-Siri in carne e ossa virtuali - innamorata senza riserve di

K e da lui riamata. Una donna che ogni uomo vorrebbe, capace come è di conce- dere al suo uomo di avere una relazione con una misteriosa ‘doxie’ di nome Mariet- te (Mackenzie Davis) una volta scoperta che lui la desidera. Certo Joi non lascia solo il suo agente K quando lui si mette a fare sesso con Mariette ma, con digitale abilità, in una della scene più folgoranti del film, si sovrappone alla donna lentamente, pixel dopo pixel, tanto da entrare nel suo corpo e partecipare con lei del sesso che si sta per consumare.

C’è poi Jared Leto nei panni di Niander Wallace, produttore cieco dei replicanti di seconda generazione, tanto buoni da esse- re angeli. Per lui la sopravvivenza dell’uma- nità sta proprio nel produrre sempre più re- plicanti schiavi, gli unici che possono ga- rantire la sopravvivenza e lo sviluppo delle colonie extra-mondo.

Scena cult del film, tra le tante, quella che vede un Elvis Presley, ologramma a grandezza naturale, che canta, tra mille di- sturbi di connessione (compare e scompa- re), in un teatro vuoto mentre K e Rick se le danno di santa ragione.

Frase cult invece quella di Niander Wallace: ‘’L’umanità non può sopravvive- re. I replicanti sono il futuro della specie, i nostri schiavi. Ma non posso crearne di più’’


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