Blitz pre-voto di Erdogan in Iraq
- Redazione

- 12 giu 2018
- Tempo di lettura: 2 min

ANKARA/IN DIFFICOLTÀ NEI SONDAGGI, IL PRESIDENTE TURCO GIOCA LA CARTA DELLA GUERRA E LANCIA UN ATTACCO AL PKK
ISTANBUL. A due settimane dal voto, Erdogan rigioca la carta della guerra ai curdi. Mentre i sondaggi danno per probabile un ballottaggio con il kemalista Muharrem Ince nella corsa alla presidenza della Turchia, il Sultano torna a forzare la mano per evitare quello che sarebbe uno smacco, oltre che un rischio nelle urne. "Abbiamo iniziato operazioni anti-terrorismo a Qandil e Sinjar" in nord Iraq contro il Pkk, ha annunciato alla folla il capo dello stato uscente in un comizio nella città anatolica di Nigde. Finora "20 aerei da combattimento hanno distrutto 14 importanti obiettivi", ha spiegato, assicurando che "i raid continueranno" perché "il nostro obiettivo è prosciugare la palude più grande", ha aggiunto riferendosi a Qandil, da un ventennio roccaforte del Pkk. Come all'inizio dell'anno prima di colpire l'enclave curda di Afrin in Siria, il leader di Ankara aveva evocato per giorni la possibilità di un attacco in qualsiasi momento. "Qandil non sarà più una fonte di terrorismo che minaccia il nostro popolo e il nostro Paese", ha promesso Erdogan, puntando a recuperare quel fervore nazionalista che lo aveva incoraggiato ad anticipare il ritorno alle urne per raccoglierne i frutti. Una minaccia cui adesso prova a dare corpo per lanciarsi la volata in una campagna elettorale dove finora ha mostrato più incertezze che acuti. Nei fatti, potrebbe però trattarsi più che altro di propaganda, visto che i raid aerei contro il Pkk in nord Iraq sono una costante dalla rottura della tregua, che avvenne proprio alla vigilia delle ultime elezioni politiche nell'estate 2015.
Da settimane Ankara ha in effetti intensificato anche le operazioni sul terreno, spingendosi con le sue forze speciali per circa 25 km oltre la frontiera e stabilendo almeno 11 avamposti, ma un'offensiva di terra su Qandil e Sinjar appare al momento lontana, visto che le due regioni distano ancora decine di chilometri e manca un accordo definitivo con Baghdad ed Erbil. Ma è comunque il rilancio che tanti si aspettavano. In una campagna fortemente dominata dalle incertezze economiche, con la crisi valutaria della lira che lo ha costretto a una clamorosa retromarcia nella sua campagna contro "le lobby dei tassi d'interesse", il suo sfidante più accreditato, Ince, era apparso finora più in palla, puntando proprio sull'arma che il Sultano conosce meglio: il populismo. Nelle piazze, che batte ogni giorno palmo a palmo in diverse città, l'ex professore di fisica campione della laicità ha portato gli stessi comizi appassionati e pittoreschi che lo avevano reso uno star del web, sfidando a più riprese Erdogan a un confronto tv che il presidente non intende accettare. Tradendo così forse anche un pò di insicurezza. Dal cilindro del presidente è rispuntato però il passe-partout del nazionalismo anti-curdo, che invischia le opposizioni nel dilemma di sempre: dargli ragione o passare per traditori. Con le urne orami in vista, resta da vedere se basterà.
















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