Boris nella tana del lupo
- 19 lug 2016
- Tempo di lettura: 3 min
BREXIT/DEBUTTO A BRUXELLES DI JOHNSON, IL NEO MINISTRO DEGLI ESTERI BRITANNICO

LONDRA. La Gran Bretagna si prepara a separarsi dall’Ue, ma “non abbandona i suoi amici europei”. Non si sa quanti amici veri abbia oggi Boris Johnson a Bruxelles, a dispetto di queste parole. Ma il debutto da ministro degli Esteri di Sua Maestà nella “tana del lupo”, dopo i tanti mal di pancia che la sua nominaalForeignOfficeavevaprovocatoinEuropa, i veleni li ha lasciati sotto traccia: coperti, almeno per ora, da una dose abbondante di diplomazia, sorrisi e dichiarazioni soft. Insomma, di personale cortesia reciproca. La politica è un’altra cosa e i negoziati sulla Brexit una grana ancora tutta da sbrogliare.Tantopiùchemolti,neipalazzicomunitari, attendono adesso il nuovo governo britannico di Theresa May – “brexiters” alla Johnson in testa - al varco della prova dei fatti. Ma almeno i toni della polemica sfumano.
Il vero calcio d’inizio di una partita ben altro che facile - e amichevole al massimo nell’etichetta - è previsto del resto mercoledì quando a esordire sulla scena internazionale in veste di neopremier sarà la May con un primo faccia a faccia fra donne, certo non casuale in termini di priorità: a Berlino vedrà Angela Merkel. Il giorno dopo, a Parigi, sarà poi la volta d’incontrare Francois Hollande, presidente d’una Francia che sembra atteggiarsi a guida del fronte del “rigore” verso l’isola: poco incline, al momento, a concessioni o compromessi.
Il doppio vertice si prospetta come l’occasione per discutere “di relazioni bilaterali, di cooperazione su una serie di sfide globali e naturalmente di come lavorare assieme mentre il Regno Unito si prepara a lasciare l’Ue”, si legge una nota anodina diffusa da DowningStreet.Perorasièagliauspici:ilmessaggio di Johnson è che il regno deve “dare corso alla volontà del popolo”, espressa nel referendum del 23 giugno, e “quindi uscirà dall’Ue, ma questo non significa che lasci l’Europa o rinunci in alcun modo a un ruolo guida” a livello continentale.
Domenica, ad evitare imbarazzi, è mancata la cena a 28. Ma c’è stato un tête-à-tête con Federica Mogherini, “d’accordo sul ruolo che dovremmo
continuare ad avere in futuro”.John Kerry, da parte sua, tenta di mediare a nome degli Usa: sottolinea le parole di Boris come una prova di buona volontà e invoca “una transizione fluida” verso la Brexit. “Siamo in un momentocomplicato”,ma“dallacrisilibicaaquella siriana, dall’Ucraina all’atteggiamento comune da tenere nei confronti della Turchia c’è una grande unità di intenti e di vedute, anche con la Gran Bretagna”, fa eco Paolo Gentiloni.
Ciò “non vuol dire - osserva il titolare della Farnesina - che il percorso di discussione attorno allaBrexitsaràsemplice:saràtutt’altrochesemplice, ma è molto chiaro l’impegno a conservare un rapporto di cooperazione e alleanza su tutti i temi di proiezione internazionale dell’Ue e della Nato”. Quantoaldossierdei3milionidicittadiniUeresidenti nel Regno Unito e del milione e 200.000 britannici
sparsi nel resto d’Europa, il portavoce di Jean- Claude Juncker invita ad affrontarlo con “calma, dignità e ancorandosi al rispetto del diritto”. E solo quando Londra avrà attivato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per formalizzare finalmente il divorzio.
Intanto, a proposito di calma e dignità, l’istrionico Boris prova ad adattarsi alla nuova versione ministeriale. Con la chioma bionda sempre un po’ ribelle, ma l’abito e la cravatta in ordine. Mentre la popolare tribuna da commentatore e polemista sul Telegraph già appartiene al passato: addio alla rubrica e addio al sontuoso contratto annuale da 250.000 sterline (300.000 euro) per un articolo alla settimana.Al Foreign Office, e in giro per il mondo, c’è abbastanza da fare.
Nella foto Ansa, un momento dell’incontro fra Boris Johnson e Federica Mogherini
















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