Botticelli “graphic artist”
- Redazione
- 2 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
MOSTRA A BOSTON/VIGNETTISTA DEL NEW YORKER ACCOMPAGNA LUCREZIA E VIRGINIA DA BERGAMO
di Alessandra Baldini

NEWYORK. L’Isabella Stewart Garden di Boston rivisita provocatoriamente il canone della storia dell’arte. Sandro Botticelli come “graphic novelist” ante litteram? Nella mostra “Botticelli: Heroines + Heroes,” otto opere del pittore rinascimentale, tra cui le due “spalliere” create per palazzo Vespucci a Firenze, vengono accostate a 12 pannelli commissionati appositamente al vignettista del “New Yorker” Karl Stevens. Botticelli nei suoi dipinti trasforma storie antiche di lussuria, tradimento e violenza in parabole del Rinascimento. “Il nostro obiettivo è esplorare l’incrocio tra arte del passato e i suoi echi oggi in nuove opere e nuove forme di espressione artistica”, ha detto Peggy Fogelman, la direttrice del museo fondato dalla ereditiera bostoniana e ospitato in un palazzo ispirato al rinascimento veneziano e che ancora rispecchia fedelmente l’allestimento personalmente creato dalla proprietaria ai primi del Novecento. La mostra, allestita nella nuova ala di- segnata da Renzo Piano, torna a riunire la “Storia di Lucrezia”, un gioiello della collezione del museo, con la sua compagna, la “Storia di Virginia” in prestito dall’Accademia Carrara di Bergamo, separate da secoli e riunite per la prima volta lo scorso autunno nel capoluogo lombardo. Isabella acquistò la “Lucrezia” su suggerimento dell’amico Bernard Berenson da un lord inglese per oltre 3.000 sterline. Stevens, il vignettista, ha creato cartoni che raccontano l’acquisto e allo stesso tempo puntano i riflettori sulle scene raffigurate da Botticelli. Le “spalliere” raffigrano donne vittime di quello che oggi sarebbe definito un femminicidio. Virginia e Lucrezia raccontano storie di virtù e sacrificio al femminile, la prima assassinata dal padre per preservarne l’onore, l’altra che sceglie la morte pur di salvarsi dall’ignominia. Famoso per opere laiche ispirate dalla mitologia classica come la “Nascita di Venere” e la enigmatica “Primavera”, Botticelli le dipinse come “scene di un giudizio morale che dovevano servire come pabole moderne per le elite della Firenze di fine Cinquecento”, spiega il curatore della mostra Nate Silver. Nel 1894 la “Storia di Lucrezia” fu il primo dipinto del pittore a entrare in una collezione americana. Stevens se ne fa carico illustrando rappresentando Isabella come una eroina che sfida le convenzioni sociali del tempo. La Gardner pagò 3.200 sterline, più di quanto aveva suggerito Berenson e tre volte il prezzo medio allora di una casa negli Stati Uniti. La signora bostoniana non riescì a resistere. Felice dell’acquisto, oltre ai 20 dollari di commissione, ripagò Berenson dell’aiuto con un generoso regalo di Natale: un piccolo panorama ad acquarello di Pissarro.
















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