Bowers rischia la pena di morte
- Redazione

- 29 ott 2018
- Tempo di lettura: 2 min

PITTSBURGH/FA STRAGE IN SINAGOGA PERCHÉ “GLI EBREI UCCIDONO LA MIA GENTE”
NEW YORK. Otto uomini e tre donne fra i 54 e i 97 anni di età. Fra di loro due fratelli e una coppia, marito e moglie. Sono le vittime della strage nella sinagoga di Pittsburgh, finite nel mirino del killer per- chè ebrei e gli “ebrei stanno commettendo il genocidio della mia gente”. Parole scandite da Robert Bowers di fronte agli agenti del corpo speciale Swat e che ora possono costargli la condanna alla pena di morte. Incriminato con 29 capi d’accusa, fra i quali il ‘crimine d’odio’, Bowers resta in ospedale e oggi comparirà in tribunale per la sua prima udienza. Per ora non è accusato di terrorismo domestico in quanto non sono trapelate indicazioni sul fatto che volesse diffondere la sua ideologia o facesse propaganda. “Le sue condizioni di salute restano discrete” riferisce la polizia. Le indagini intanto continuano: al momento sembra essere confermata la pista dell’azione solitaria, senza alcun complice. Ma - avverte l’Fbi - l’inchiesta è ancora nelle fasi iniziali: si cercano informazioni sul passato del killer che, secondo i vicini, sembrava essere una “persona normale. L’unico suo neo era che guardava la televisione, soprattutto i programmi di informazione, a volume troppo alto”. La sua presenza online, sul social preferito dall’ultradestra Gab.com, è un susseguirsi di attacchi antisemiti. Ma anche di critiche al “globalista” Donald Trump: “Non c’è nessun #MAGA (Make America Great Again, ovvero lo slogan del presidente americano) fino a quando c’è questa infestazione”, ha scritto criticando Trump per essere “circonda- to” da ebrei. Nel rendere omaggio alle vittime del “giorno più buio della storia di Pittsburgh”, il procuratore del di- stretto della Pennsylvania occidentale, Scott Brady, fa eco alle parole del ministro della Giustizia Jeff Sessions, che ha parlato di un crimine “riprovevole e completamente ripugnante rispetto ai valori di questo Paese”. Una condanna forte che però non allevia il trauma della comunità ebraica di Pittsburgh e non placa l’indignazione in tutto il mondo, riassunta nelle parole di Papa Francesco: “Tutti siamo feriti da questo disumano atto di violenza”. Resta inconsolabile il dolore delle famiglie delle vittime. Fra queste i fratel- li David e Cecil Rosenthal: “Erano quelli che chiamiamo ‘shomerim’, i guardiani della fede anche per coloro che non sono sempre presenti” ai servizi religiosi, ricorda Jeffrey Solomon che li conosceva. I due avevano delle disabilità ma vivevano da soli, erano indipendenti. Cecil - ricordano gli amici - era un amante del cibo ed era sempre un po’ a dieta, anche se non mancavano gli strappi al regime salutare. Fra le vittime anche anche Bernice e Sylvan Solomon, marito e moglie di 84 e 86 anni, una vita vissuta insieme. E Richard Gottfried, dentista che amava offrire i suoi servizi soprattutto a chi non aveva l’assicurazione sanitaria e che quindi non avrebbero potuto permetterseli. C’erano poi Daniel Stein, 71enne appena diventato nonno e la 97enne Rose Mallinger. Per loro nelle ultime ore si è tenuta una grande veglia mentre lunedì a Roma, al Tempio Maggiore, la comunità ebraica della capita- le si riunirà in preghiera per le vittime di Pittsburgh.
















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