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Brett, la Corte è (quasi) tua


SUSAN COLLINS, JEFF FLAKE E JOE MANCHIN VOTERANNO SÌ ALLA CONFERMA


WASHINGTON. Brett Kavanaugh ipoteca la Corte Suprema, Donald Trump incassa una nuova vittoria da sbandierare alle elezioni di midterm del 6 novembre e il Movimento #Metoo subisce un primo scacco.

E' l'esito di una giornata frenetica e ricca di suspense che consente al giudice nominato dal presidente di superare sul filo di lana l'esame del voto procedurale al Senato dopo l'indagine dell'Fbi sulle accuse sessuali e di ottenere i voti necessari domani alla sua conferma. Il destino di Kavanaugh è passato sempre da una donna. Prima Christine Ford, la docente di psicologia che lo aveva accusato di averla aggredita ad un party nel 1982. Poi la repubblicana Susan Collins, uno dei quattro senatori incerti, che lo ha salvato annunciando per domani il suo 'sì' dopo che la collega Lisa Murkowski si era schierata per il 'no', l'unica nel suo partito.

Anche Jeff Flake infatti si è allineato. Il Grand Old Party, che controlla il Senato con 51 seggi contro 49, può permettersi di perdere solo un voto perchè in caso di parità il vicepresidente Mike Pence fa la differenza. A garantire un ulteriore margine di sicurezza ai repubblicani sarà anche il sostegno del senatore dem Joe Manchin.

Lisa Murkowski non ha ancora deciso come voterà anche se tutto lascia in- tendere che ribadirà il suo no. “Penso sia un brav’uomo ma non l’uomo migliore per la Corte in questi tempi”, ha commentato. “E il momento di pensare alla credibilità e all’integrità delle nostre istituzioni”, ha aggiunto la senatrice, che sostiene il diritto all’aborto. Suo in passato uno dei tre voti che affondò il tentativo dei repubblicani di abrogare l’Obamacare.

A complicare i giochi c’è però il senatore repubblicano Steve Daines, che intende partecipare sabato al matrimonio della figlia in Montana.

Se diventasse indispensabile, la votazione potrebbe essere spostata in serata o alla domenica.

La Collins ha annunciato il suo ‘sì’ dopo un intervento di quasi un’ora nel quale ha sottolineato i precedenti dellaarriera di Kavanaugh, ricordato che il giudice non cancellerà sentenze stori- che come quelle sull’aborto e denunciato una campagna denigratoria nei suoi confronti. La senatrice ha giustificato la sua decisione in nome del principio della presunzione di innocenza dopo un’indagine dell’Fbi che a suo avviso non ha corroborato le accuse di aggressione sessuale da parte di Christine Ford.

Ma la Collins ha voluto anche precisare di credere che la donna sia stata vittima di una violenza e che tutte le vittime di abusi hanno il diritto di essere ascoltate e trattate. “Non si deve far credere che il problema delle aggressioni sessuali non sia un problema serio”, ha sottolineato. “Sono molto orgoglioso”, ha dichiarato il presidente su Twitter, dove poco prima aveva accusato il finanziere George Soros ed altri di finanziare le proteste contro Kavanaugh, culminate ieri in 300 arresti nell’atrio di un edificio del Senato. In manette anche la comica Amy Schumer e la modella Emily Ra- tajkowski. Ieri mattina repubblicani hanno iniziato a votare la mozione per chiudere il dibattito su Kavanaugh al buio, senza avere la certezza di poter contare su tutti i loro 51 voti. Alla fine ne hanno perso solo uno, quello della senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, ma hanno in- cassato quello del senatore democratico Joe Manchin, in corsa per la rielezione in uno Stato ‘rosso’ (West Virginia), dove Trump ha vinto a mani basse.

Intanto Kavanaugh ha tentato di limitare i danni in un intervento sul Wall Street Journal, ribadendo di essere un giudice “indipendente e imparziale”, e spiegando l’eccessiva emotività della sua testimonianza con la “soverchiante frustrazione di essere accusato ingiustamente e senza prove di una condotta orribile, completamente contraria ai miei prece-denti e al mio carattere”. Ma al di fuori del Congresso, l’op- posizione nei suoi confronti cresce. La petizione dei docenti di diritto contro di lui ha superato le 2400 firme e persino un ex giudice della Corte suprema, il repubblicano Paul Stevens, pensa che non sia adatto dopo il pregiudizio politico mostrato nella testimonianza.


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