top of page

Brexit, May si gioca tutto



LA PREMIER BRITANNICA PRENDE IL CONTROLLO DIRETTO DEI NEGOZIATI CON L’UE

LONDRA. Theresa May (nella foto Ansa) si gioca il tutto per tutto sulla Brexit: aggrappata a una poltrona sempre più scomoda e precaria, formalizza la decisione - ormai evidente nei fatti - di prendere il controllo diretto dei negoziati con l’Ue, entrati nei mesi finali e tuttavia al centro ancora di mille incognite. La redistribuzione e l’accentramento delle deleghe, in barba alle pressioni di falchi e colombe che nel suo stesso partito continuano ad assediarla senza per ora sfidarne apertamente la leadership, è stata certificata ieri in una dichiarazione scritta indirizzata da Downing Street al Parlamento. Un testo nel quale si precisa che la premier conservatrice britannica assume da ora in avanti ufficialmente “la responsabilità complessiva di preparare e condurre i negoziati” con Bruxelles, affidando un ruolo cruciale nella definizione delle strategie al suo consigliere Ollie Robbins. E limitandosi a farsi rappresentare come “vice” - al tavolo delle trattative con il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier - dal neo ministro per la Brexit, il giovane leone euroscettico Dominic Raab.

Lo stesso Raab aveva dichiarato già esplicitamente, subito dopo la nomina, d’aver accettato un ruolo in effetti vicario rispetto alla premier in questa fase cruciale. Quindi con poteri decisionali inferiori rispetto al suo predecessore, David Davis, dimessosi assieme a Boris Johnson, in polemica contro la svolta negoziale (relativamente) soft annunciata da May nelle ultime settimane scorse e sancita poi in un Libro Bianco. Ma il passo compiuto in queste ore da lady Theresa mira a mettere le cose davvero in chiaro, in casa e di fronte a Bruxelles, dopo il doppio messaggio lanciato una settimana fa nel botta e risposta con il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn nell’ultimo Question Time pre- pausa estiva alla Camera dei Comuni: quando la premier aveva ribadito agli “anti-Brexit” il suo no non solo a un referendum bis, ma anche a qualunque proroga sui tempi del divorzio e sulle scadenze previste dall’articolo 50 sul recesso dall’Ue; e aveva avvertito al contempo i Tory “brexiteers” ultrà sulla necessità di cercare fino in fondo un’intesa “sostenibile” con i 27 nell’interesse del Regno e della sua economia. May nella sua comunicazione di ieri al Parlamento ha quindi puntualizzato che Raab e il dicastero della Brexit continueranno a sovrintendere all’introduzione della nuova legislazione post-Brexit nell’ambito dello EU Withdrawal Act, approvato definitivamente nelle scorse settimane, nonché alla preparazione dei piani d’azione da adottare per il dopo: “Sia in caso di accordo con l’Ue sia di (divorzio) no deal”. Mentre nei negoziati di Bruxelles il ministro si limiterà di fatto a rappresentare la premier e a seguirne le direttive, sotto la sorveglianza della European Unit di Downing Street: un organismo

tecnico, diretto da un alto funzionario d’esperienza come Robbins, ormai coordinatore supremo della piattaforme negoziale. A Raab resta un ruolo da portavoce a Bruxelles. E la gestione a Londra dello spinoso dossier dello scrutinio parlamentare delle norme di attuazione dello EU Withdrawal Act, la legge quadro destinata aentrareinvigoredal29marzo2019,scadenza fissata nero su bianco per l’ufficializzazione della Brexit. Ma soprattutto resta il compito ingrato di disporre le carte per le i piani d’emergenza che dovessero rendersi necessari di fronte allo sbocco di un eventuale “no deal”. Ipotesi temutissima dal modfo del business che Theresa May insiste a dire di non volere: e che tuttavia ammette - al pari di Barnier - di dover a questo punto considerare nel novero degli scenari concreti.


Commenti


bottom of page