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Cade il bastione di Hawija



IRAQ/L’ESERCITO DI BAGHDAD STRAPPA ALL’ISIS LA ROCCAFORTE NEL NORD DEL PAESE

BAGHDAD/BEIRUT. Prosegue inarrestabile l'avanzata delle forze governative irachene, che dopo avere riconquistato Mosul in luglio e Tal Afar in agosto hanno strappato ora all'Isis anche la città di Hawija, anch'essa nel nord del Paese. È stato il primo ministro Haidar al Abadi, durante una visita a Parigi, ad annunciare la notizia della nuova vittoria militare, ottenuta dall'esercito e dalla polizia federale con l'appoggio delle milizie a maggioranza sciita della Mobilitazione popolare (Hashid Shaabi). Ora solo una striscia di territorio nella provincia occidentale di Al Anbar resta sotto il controllo dell'autoproclamato 'Califfato’. Dall'altro lato della frontiera continua l'offensiva delle truppe governative siriane e delle milizie lealiste, sostenute dalla Russia e dall'Iran, e delle forze a maggioranza curda alleate degli Usa per strappare ai jihadisti dello Stato islamico la regione di Dayr az Zor. Il ministero della Difesa di Mosca ha detto che due sommergibili russi hanno lanciato dal Mediterraneo orientale dieci missili da crociera Kalibr contro le postazioni dell'Isis. Mentre la televisione qatarina Al Jazira ha affermato che oltre 130 civili sono stati uccisi nelle ultime 24 ore in raid aerei russi e governativi siriani. Proprio da questa regione è rimbalzata la notizia dell'uccisione di uno dei due 'contractor' russi prigionieri dell'Isis di cui i jihadisti avevano mostrato nei giorni scorsi le immagini. Si tratterebbe di Roman Zabolotniy, secondo quanto reso noto da Anatoliy Kotliarov, consigliere municipale di Rostov sul Don, città natale dell'uomo. "Ho appreso questa informazione - ha detto Kotliarov - da fonti qualificate ed affidabili: vorrei che si sbagliassero ma ora si confermano i nostri peggiori timori". Nulla si sa invece sulla sorte dell'altro prigioniero, Grigoriy Tsurkanu. Hawija, la città strappata all'Isis in Iraq, si trova circa 180 chilometri a sud di Mosul, al centro di una regione che i jihadisti controllavano dall'estate del 2014, a cavallo tra le province di Salahuddin e Kirkuk. Quest'ultima, occupata dalle forze curde dei Peshmerga sempre tre anni fa, quando si opposero all'avanzata dello Stato islamico, è al centro di una contesa tra il governo centrale di Baghdad e quello del Kurdistan. Si tratta di una regione ricca di petrolio, abitata da una popolazione mista di curdi, arabi e turcomanni. Inevitabile che la sconfitta dell'Isis provochi un aumento delle tensioni tra le forze anti-jihadiste. E non a caso oggi il premier Abadi ha fatto appello alle milizie curde perché continuino a cooperare nella lotta allo Stato islamico. Intanto ad ovest di Mosul milizie tribali che fanno parte delle forze della Mobilitazione popolare hanno respinto un contrattacco dell'Isis nei pressi del villaggio di Saqqar. I combattimenti, con cinque miliziani dell'Isis e uno delle forze lealiste rimasti uccisi, fanno capire che anche nelle zone da cui si sono ritirati gli uomini del 'Califfato’ sono sempre in grado di tornare ad attaccare.


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