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Cameron saluta e se ne va

  • 13 lug 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

BREXIT/THERESAMAY,CHIAMATAASUCCEDERGLI,PREPARAILGOVERNO.MERKEL:NIENTEMERCATOUNICOSENZALIBERTÀDIMOVIMENTO


LONDRA. Si lascia alle spalle divorzio dall'Europa e un gatto. David Cameron impacchetta le sue cose e archivia con un ultimo consiglio dei ministri 6 anni al governo della Gran Bretagna: segnati inevitabilmente dal referendum sulla Brexit che egli stesso aveva architettato e che infine lo ha travolto.

Se ne va a nemmeno 50 anni (li compirà a ottobre, negli stes- si giorni in cui la donna chiama- ta a succedergli e a rimettere insieme i cocci, Theresa May, spegnerà 60 candeline) con la moglie Samantha e i tre figli. Ma non con Larry, il micione che dal 2011 viveva con loro al numero 10 di Downing Street e che ha diritto di restare perché - ha precisato serio un portavoce - è "un impiegato dello Stato", addetto alla caccia ai topi nella residenza politi- ca più famosa del Regno.

Fra i colleghi di governo e fra i deputati del Partito Con- servatore ieri è stato tutto un coro di tributi e salamelecchi, alternati a omaggi non meno unanimi nei confronti dell'en- trante May: impegnata a sop- pesare i nomi della futura com- pagine in attesa di farsi consegnare le chiavi di casa questa sera dopo il doveroso passag- gio a Palazzo dalla regina.

Owen Jones, graffiante commentatore del Guardian, vede invece un altro Cameron e ne bolla la premiership come "la più disastrosa dai tempi di Neville Chamberlain", l'uomo consegnato alla storia come colui che si piegò all'appeasement con un certo Adolf Hitler. Una moderna "tragedia che pagheremo tutti", sentenzia. Giu- dizio tagliente che altri non condividono. Ma che ha il merito di concentrarsi sulla sua vera eredità storica: quella di fronte alla quale svaniscono il rinno- vamento della classe politica Tory, la ripresa economica, il ri- lancio dell'occupazione (magari precaria, ma a livelli record) e qualunque altro merito gli si voglia attribuire sul terreno del- l'ordinaria amministrazione.

Quel che resta passa ades- so nelle mani di Theresa May, per sei anni sua ministra dell'In- terno e severa custode di una linea dura sull'immigrazione talora incapace di reggere alla prova dei fatti. Comunque una figura esperta, in grado - alme- no sulla carta - di provare a riu- nire il partito e a dare un minino

di stabilità al Paese. Neppure per lei sarà facile.

La quasi coetanea Angela Merkel, non meno coriacea cancelliera tedesca che con Theresa condivide l'essere fi- glia di un ecclesiastico, le ha fatto sapere ieri che il negoziato per trovare un nuovo modus vivendi con l'Ue sarà in salita: "Chi vuole avere accesso al mercato unico deve accettare in cambio tutte le libertà fonda- mentali, compresa la libertà di movimento delle persone", ha ribadito da Berlino, quasi inti- mandole - all'unisono con Bru- xelles - di "fare chiarezza" sulla strategia britannica. A comin- ciare dall'attivazione di quell'ar- ticolo 50 del Trattato di Lisbo-

Ultimo Consiglio dei ministri per David Cameron (nella foto) dopo sei anni al governo della Gran Bretagna. (Ansa)

na, premessa di una proce- dura formale di separazione.

Prima di rispondere, l'ere- de in grigio di Margaret Tha- tcher dovrà in ogni modo completare la sua squadra. Si annunciano scambi di pol- trone fra diver- si reduci del gabinetto Cameron, ma anche qualche novità: a partire dal ruo- lo di ministro per la Brexit, chia- mato a dar seguito alla promes- sa di May di voler fare dello sganciamento dall'Ue "un successo", per il quale potrebbe es- sere rispolverato - con il pennac- chio di segretario di Stato - Liam Fox: ministro della Difesa in anni passati ed euroscettico di ferro. Il filo-Remain George Osborne dovrebbe invece lasciare il po- sto chiave di cancelliere dello Scacchiere (ossia il Tesoro, per il quale sembrano in corsa l'at- tuale titolare del Foreign Office, Philip Hammond, ma pure un brexiter come Chris Grayling) per essere magari 'compensato' con gli Esteri.


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