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Cannes, gli ultimi brindisi



SORRENTINO DIFENDE LOVELESS. ALLA FESTA DI CHIUSURA TUTTI PAZZI PER DIANE KRUGER

CANNES. Diane Kruger assiste con piacere alla processione dei fan, intesi come colleghi, produttori, registi. Fatih Akin, il regista tedesco di origine turca che l’ha diretta in In the Fade che le ha fatto vincere domenica sera la Palma d’oro come migliore attrice, offrendole la possibilità di dimostrare, attraverso il ruolo drammatico della donna che vede la famiglia annientata da un attentato xenofobo ad Amburgo, non la molla un istante, sempre attaccato a lei. L’attore Nahuel Perez Biscayart, 31 anni, argentino, minuto, scavato, capace sullo schermo di catturare lo spettatore con la storia del ragazzo attivista di Act Up che dopo tanta lotta soccombe all’Aids in 120 battements par minute di Robin Campillo le corre incontro, si presenta e la abbraccia. Sono le immagini festose, private, esclusive della cena di chiusura del 70/mo festival a la Plage del Majestic. L’appuntamento è tardi, dopo la cerimonia, il palmares, la proiezione di The Square di Ruben Ostlund, 2 ore e 22 minuti netti, ma l’emozione a notte fonda tra i pre- miati è ancora alta e si mischia all’euforia, al relax, alla voglia di divertirsi. Tra le cose più belle, però, ogni anno, è vedere la comunità mondiale di cineasti che fraternizza, si saluta, si batte sulla spalla. L’anno scorso con Ken Loach, quest’anno con Ostlund e gli altri. Dalla giuria, assente (giustificato?) Pedro Almodovar, partecipano al cocktail Jessica Chastain e il nostro Paolo Sorrentino. Una ragazza si presenta, “ho lavorato per lei a Youth, si ricorda?”. Il premio Oscar della Grande Bellezza forse bluffa ma dice di si e accetta l’immancabile selfie. Tra i compiti del giurato, oltre all’abbuffata di film chiaramente, ci sono ricevimenti, cene formali, Montee des Marches in smoking e tante pubbliche relazioni. L’incarico di prestigio è un pacchetto completo e pure se si è stanchi si va avanti a pedalare. Il produttore di The Square avvicina Sorrentino, gli stringe la mano e gli fa i complimenti, il regista gentile ringrazia e ricambia “avete fatto un grande film”. Il suo preferito? Osa la cronista sapendo che regola non scritta del festival di Cannes impone il riserbo sulle discussioni in giuria e sul verdetto raggiunto. Non c’è sta- ta unanimità? “Sulla Palma d’oro sì”, dice Sorrentino, ma quello che lo ha colpito è Loveless, il film russo di Andrey Zvyagintsev, dato tra i superfavoriti e che si è accontentato del premio della Giuria. “E’ un film potente, quell’immagine finale, gelida, un nastro bianco/rosso in cima ad un albero mentre sotto scorre il fiume - e del bambino disperato per l’anaffettività dei genitori che stanno divorziando, inghiottito nel nulla di un mondo senza amore non sappiamo definitivamente più nulla, ndr -mi ha commosso e mi è rimasto dentro”. La moglie Daniela conferma. Il confronto con gli altri giurati per arrivare al palmares del resto finisce sempre per essere un compromesso, ma - fa capire Sorrentino - è andata bene così. Del resto essere in giuria quest’anno senza film italiani in gara ha comportato la massima libertà. Risotto alle conquilles Saint Jacques, tartine di fois gras, gamberoni alla piastra, fontane di cioccolato, un albero di sushi e un dolce iles flottantes fatta al momento... la cena è super, le bottiglie di champagne vanno via una dopo l’altra. Il protagonista di The Square, il danese Claes Bang, con i suoi due metri di altezza svetta sulla compagnia, la moglie è alta come lei, una curisa coppia di vatussi sulla spiaggia del Majestic. Thierry Fremaux si gode i fuochi d’arti- ficio sul mare di Cannes, “non commento il palmares” dice tenendosi alla larga dalla stampa italiana. C’è chi resta per l’ultimo ballo.


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