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Carige/La banca corre in Borsa e Mincione sfida Malacalza



MILANO. Saranno cinque le liste per il Cda di Carige. Ma solo due, quella di Malacalza Investimenti che ha schierato una serie di 'pesi massimi’, e di Raffaele Mincione, che dovrebbe arrivare oggi, si sfideranno per la maggioranza del Cda nell'assemblea del prossimo 20 settembre. Ieri è uscita allo scoperto Coop Liguria, titolare dell'1,8% del capitale, che candida Mauro Bruzzone e Fernando Pellegrini. La sua lista, ha spiegato il presidente Francesco Berardini, "si pone in continuità con il ruolo svolto nei precedenti cda in rappresentanza dell'economia sociale, dell'imprenditoria ligure e dei Soci di Coop Liguria, molti fra i quali sono anche piccoli azionisti e clienti di Banca Carige". Si tratta della seconda lista di minoranza, dopo quella di Assogestioni (tre nomi, tra cui l'attuale presidente reggente Giulio Gallazzi) e in attesa che gli imprenditori Gabriele Volpi e Aldo Spinelli depositino, entro il termine di domenica, i loro nomi. "La presentiamo entro il 26", ha ribadito l'ex pre- sidente del Genoa, escludendo un asse con Mincione prima dell'assemblea. Malacalza Investimenti ha alzato il velo sulla sua rosa di candidati: autorevoli, stimati dalle authority e con curricula di tutto rispetto, come Pietro Modiano (presidente), Lucrezia Reichlin (vice presidente), Salvatore Bragantini, Fabio Innocenzi (ad in pectore) e Lucia Calvosa. La lista, in cui non figura più Vittorio Malacalza, punta a convogliare il consenso del 'flottante’ che si presenterà in assemblea, dove la la famiglia piacentina si presenterà con almeno il 24% del capitale. In Borsa il titolo ha chiuso di buona lena (+2,25%) anche se tra scambi sottili. A questo punto non resta che capire su chi punterà Raffaele Mincione, che intende riproporre l'ad Paolo Fiorentino, scelto proprio da Malacalza per risollevare le sorti di Carige ma con cui l'azionista forte è entrato in rotta di collisione sin dai tempi dell'aumento di capitale di fine 2017, al punto da dare mandato al suo penalista di fare le pulci alla sua gestione. Mincione, per raccogliere voti, batterà il tasto di una rapida fusione con un'altra banca, allo scopo di superare le fragilità che Carige ancora esprime (la Bce ha bocciato il piano sul capitale e la banca non riesce ad emettere un bond subordinato necessario per rispettare i requisiti Bce). Il finanziere ufficialmente ha il 5,4% del capitale ma da tempo si mormora che sia salito all'8-9% e possa contare sul sostegno di altri fondi. Presto si vedrà se le voci sono fondate.


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