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Carige/Malacalza, pronto a dimettersi, attacca Fiorentino



Soffia sul caso Parnasi-Lanzalone, ma conferma l’impegno come socio

MILANO. Nuovo scossone al vertice di Carige. Vittorio Malacalza, vicepresidente dell'istituto divenuto presidente pro tempore dopo l'uscita di Giuseppe Tesauro, preannuncia le sue dimissioni (le quarte, dopo quelle dei consiglieri Stefano Lunardi e Francesca Balzani) ma assicura il suo impegno nella banca, della quale è il maggior azionista con il 20,6 per cento. E lo fa, lanciando un attacco all'amministratore delegato Paolo Fiorentino, in una comunicazione inviata nella serata di mercoledì all'indirizzo dell'istituto genovese con un giorno di ritardo rispetto alla riunione del Consiglio di amministrazione, nel corso della quale aveva manifestato l'intenzione di lasciare il board. Fra i nomi che circolano per sostituire Tesauro sulla poltrona di presidente c'è quello di Giuseppe Pericu, consigliere di Banca Carige, già sindaco di Genova, che ieri, parlan- do della banca, ha rassicurato: "Il consiglio di amministrazione è nella pienezza delle sue funzioni. Possiamo lavorare e stiamo lavorando e il 3 agosto convocheremo l'assemblea nei tempi previsti dalla legge". Le dimissioni di Malacalza restano sulla carta, anche se da esse dipende la facoltà di salire al 28 per cento del capitale concessa a Malacalza Investimenti da Bce e Bankitalia e tornata di stretta attualità alla luce dello scontro che si prefigura con Raffaele Mincione, all'assemblea di settembre chiesta dal finanziere, socio al 5,4 per cento, per rinnovare l'intero Consiglio. La convocazione è stata rinviata al board del 3 agosto, che dovrebbe essere comunque preceduto da una nuova riunione a fine luglio. "Ho preannunciato al Consiglio di Amministrazione di Banca Carige l'intenzione di rassegnare le mie dimissioni da consigliere, riservandomi di darne successiva formalizzazione con dettagliata motivazione" ha scritto Vittorio Malacalza spiegando la decisione con le "recenti dimissioni di altri consiglieri e dai contenuti delle stesse, nonché dal tentativo dell'Amministratore Delegato di delegittimare il mio ruolo di supplenza del Presidente nell'incontro con la stampa dello scorso 3 luglio, nel quale, anziché smentire la voce di supposte obiezioni della Banca centrale italiana a tale ruolo di supplenza, la ha accreditata con una risposta evasiva e ambigua, nella quale ha comunque affermato la "anomalia" della mia posizione", ha proseguito citando il commento di Fiorentino, mar- gine di un evento, sul ruolo «operativo» che il maggior azionista si è trovato a giocare dopo le dimissioni di Tesauro. Malacalza ha tirato in ballo poi la questione «morale» sollevata dall'ex presidente di Carige, che era stato eletto nella lista dell'imprenditore genovese. "La mia decisione è stata inoltre determinata dalla divulgazione dell'intercettazione della conversazione telefonica tra il sig. Luca Parnasi ed il dott. Paolo Fiorentino, che ha assunto per me particolare significato alla luce del fatto che quest'ultimo, proprio nei giorni immediatamente precedenti all'arresto dell'avv. Lanzalone, mi riferì di averlo incontrato, decantandomene le qualità professionali", è la stilettata all'a.d della banca, anche se la richiesta del costruttore romano a Fiorentino di affidare un consulenza a Lanzalone non aveva avuto alcun seguito in Carige. "In ogni caso - conclude Malacalza - intendo continuare a impegnarmi in favore di Banca Carige, nella piena fiducia delle sue potenzialità di consolidamento e rilancio". "Spero che si ricomponga la frattura del Consiglio di amministrazione per il bene della banca" ha commentato, preccupato, l'imprenditore Aldo Spinelli, socio di Carige con una quota scesa sotto l'1 per cento, rilanciando la candidatura Pericu.


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