Carige/Vittoria Malacalza decisa: non svenderò
- Redazione

- 31 ago 2018
- Tempo di lettura: 2 min

MILANO. Carige non va svenduta ma rilanciata puntando sulla "leva fondamentale dell'innovazione" e affidandone la gestione a manager e amministratori "di provata competenza e dirittura morale", così da creare una banca "bene amministrata, efficiente e trasparente", dalla cui sopravvivenza dipende anche il futuro di Genova e della Liguria. In Borsa il titolo vale 0,0092 euro (-1,08%). Vittoria Malacalza, che su Carige ha pun- tato quasi 400 milioni di euro, affida a una lettera al Sole 24 le motivazioni del suo investimento. Lo fa "dopo lo strazio del crollo del ponte Morandi proprio perché, anche in seguito a questa immane tragedia, è giunto il momento di una riscossa collettiva e di una reazione composta ma determinata di tutta la comunità genovese e ligure". Intanto Raffaele Mincione e i suoi alleati, che nell'assemblea del 20 settembre gli contenderanno la guida di Carige, hanno pubblicato il patto che li lega, stipulato tra la società lussemburghese POP 12 di Min- cione (5,4%), la Compania Financiera Lonestar panamense di Gabriele Volpi (9,09%) e la finanziaria italiana di Aldo Spinelli, Spininvest (0,7%). I tre si sono impegnati a votare la lista del cda presentata da Mincione e a proporre all'assemblea una composizione a 15 membri, vincolando il 15,2% del capitale nonostante, come ribadito da Spinelli, il fronte disponga di oltre il 20%. All'appello mancano parte delle azioni di Mincione, che secondo fonti a lui vicine, disporrebbe di una quota complessiva del 9%. Mincione, che si candida alla presiden- za e conferma l'ad Paolo Fiorentino, ha dichiarato di voler fondere Carige con un'altra banca in 6-12 mesi. Una fusione che non verrà contrattata in posizione di debolezza anche se, ammette il finanziere, senza le nozze serviranno nuovi capitali in misura superiore ai 500 milioni dell'aumento di fine 2017. Carige è "a un bivio", da cui dipenderanno "le sorti e il futuro" della banca. "La mia convinzione è che abbia la forza e le risorse per proseguire in un'opera di risanamento, senza disperdere o svendere il patrimonio che ha accumulato nel passato", ha dichiarato Malacalza, manifestando dunque idee diametralmente opposte a quelle di Mincione e confermando il suo impegno finanziario ("ho investito e continuerò ad investire"). Imputando la rottura con i 'suoi’ ad, Guido Bastianini e Fiorentino, non al suo "cattivo carattere" ma alla loro difficoltà ad "imprimere una svolta radicale" e "stabilire nuove regole di trasparenza e di buona ed effi- ciente amministrazione", Malacalza sottolinea il passo indietro fatto dalla sua famiglia, che non esprime candidati per il cda, ma affida l'onere e l'onore del rilancio "al nuovo management e ai membri di provata competenza e dirittura morale del nuovo cda, proprio in coerenza con la convinzione che il cambiamento, che dovrà essere opera di manager e professionisti di chiara fama e comprovata capacità". Proprio per questo Malacalza ha presentato una lista con nomi "di primissimo livello e di riconosciuta autorevolezza", come Pietro Modiano, Fabio Innocenzi, Lucrezia Reichlin, Salvatore Bragantini e Lucia Calvosa.
















Commenti