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Carnegie Hall si illumina d’immenso



FRANCESCA CAPETTA CANTA DEAN MARTIN

NEW YORK. Dolce e melodica è la notte per l’italiana di New York Francesca Capetta che mercoledì sera alla Carnegie Hall canta e incanta con le sue interpretazioni del- l’immortale Dean Martin (al secolo Dino Paul Crocetti). La serata dal titolo «Francesca Capetta sings Dean Martin, A Centennial Celebration» dedicata interamente allo showman italoamericano nato il 17 giungo del 1917 a Steubenville, Ohio e scomparso il 25 dicembre del 1995 a Beverly Hills, in California, è una rapsodia nostalgica e a tratti drammatica di canzoni che hanno fatto la storia della musica degli Stati Uniti per oltre mezzo secolo. Quella stessa musica che, resa immortale e universale grazie a interpreti come come Frank Sinatra, Jerry Lewis e Sammy Davis Jr., ha poi fatto ballare e sognare milioni e milioni di giovani in tutto il mondo. E non a caso infatti Capetta, accompagnata al pianoforte da Ian Herman, apre lo spettacolo con “That’s Amore”, una sorta di ballata la cui esegesi è una specie di tributo e contributo a tutto quello che è similitaliano; un po’ la storia di Dean Martin che fino all’età di cinque anni parla appunto solo il dialetto dei genitori e per questo regolarmente viene deriso dai compagni di scuola che fanno difficoltà a capirlo. La platea, variegata nella sua natura come lo è New York, anche se tendenzialmente “italiana” non disdegna gli sgorbi lessici di “pasta e fasule”, “big pizza pie” e “gay tarantella”, e applaude consapevole che non è la grammatica la protagonista della serata ma l’interprete, che raggiante e a suo agio in un lungo abito rosa, fa rivivere la storia di una leggenda della musica italoamericana grazie a una voce delicata e forte, burrosa e morbida, sensuale e melodica. Una voce che incanta e che per un’ora illumina d’immenso Carnegie Hall. Francesca Capetta, cantante e attrice di 26 anni, volata a New York nel 2013 grazie a una borsa di studio e poi qui rimasta, inserendosi nell’area artistica tra musical e cabaret, si destreggia tra una canzone all’altra con la maestria di un’artista consumata. Racconta al pubblico, straripante, delle sue avventure linguistiche con l’inglese, gioca sul significato di alcune parole, poi decisa stringe forte il microfono e intona “Ain’t That a Kick in The Head”, seguita da “Everybody Loves Somedoby” per aleggiare armoniosa, tra gli applausi scroscianti verso “Volare” (Nel Blu Dipinto di Blu di Domenico Modugno), accompagnata dal bravissimo Ian Herman al piano, Charlie Caranicas alla tromba, Russell Farahang al violino e dal coro composto da 10 voci. “Senza Fine” segna l’arrivo in scena di Stacy - Blue Moon - Sullivan che prima in- terpreta “On The Street Where You Live”, poi dà vita a un vivace duetto con Capetta, fraseggiando un’ottima esecuzione di “Don’t Fence Me In”. “Smile” e “La Vie En Rose” (la canzone preferita di Francesca e quella che ha contribuito in modo determinante al suo “innamoramento musicale”) schiudono le porte a Liliane Montevecchi, ballerina, attrice (Grand Hotel) e vincitrice di un Tony Award che, in un ‘elitario’ e onestamente un po’ gutturale accento parigino, mormoreggia “C’Est Magnifique” e poi, dopo uno sfoggio delle sue abilità di contorsione, in un duetto con la Capetta, si lascia andare con “I Love Paris”. Lo spettacolo si chiude con lo stesso ‘leit motiv’ con cui ha aperto “Mambo Italiano”. Francesca, visibilmente soddisfatta, accetta con grazia l’ovazione del pubblico, cosciente del fatto che la sua bravura, le sue canzoni, il suo charme, hanno illuminato non solo Carnegie Hall, ma hanno fatto rinasce- re nel cuore di centinaia di persone la storia di un immortale interprete della canzone italoamericana, Dean Martin.


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