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Carni rosse di Cosa Nostra

  • 10 apr 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


MAFIA/SUPERMERCATI COSTRETTI A COMPRARE DAL BOSS FORMOSO: SEI ARRESTI

PALERMO. Pietro Formoso (nella foto), fratello di due mafiosi coinvolti nella strage del’93 a Milano, mentre si occupava degli affari della “famiglia” di Misilmeri, alle porte di Palermo, pensava al commercio di carne, alla compravendita di gioielli e allo spaccio di droga, senza tralasciare le estorsioni e gli altri affari di Cosa nostra. Questo pensano gli inquirenti che ieri gli hanno notificato l’arresto. Formoso faceva in modo che nei banconi dei super- mercati di Palermo e provincia arrivasse la carne di un’azienda a lui vicina e a prezzi superiori a quelli di mercato. E’ accusato di associazione mafiosa e si trovava già in carcere per traffico di droga. Con lui sono coinvolte altre cinque persone: Lorenzo D’Arpa, 58 anni, Paolo Dragna, 64 anni, Francesco La Bua, 68 anni, Pietro Morgano, 70 anni, e Vincenzo Meli, 66 anni. Nei confronti di Francesco Paolo Migliaccio, un ispettore della Polizia di Stato in servizio nel commissariato Porta Nuova di Palermo,ilgipNicola Aiello ha imposto il divieto di dimora nel territorio del Comune di Palermo e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: non avrebbe denunciato per ricettazione il titolare di un “compro oro”. Dalle indagini emerge anche l’estorsione a un imprenditore che aveva acquistato centomila euro di gioielli, ma una volta saldato il debito sarebbe stato costretto a pagare nuovamente la cifra. A minacciarlo era Dragna per conto di Formoso. “Tu mi devi dare i soldi fino all’ultima lira... Ciccio... mi devi dare i soldi... - dice Dragna in un’intercettazione - cominciando da stasera, hai accettato quello che hai accettato davanti a Pietro e Pietro Formoso... e tu devi uscire i soldi... sabato mi devi portare tutti i soldi... Ciccio... se non vuoi uscire dal supermercato... devi portare tutti i soldi. Ciccio, io avevo ordine di venire e di levarti la testa, però hai anche la mia parola d’onore che oggi c’è un supermercato che si vende... hai voluto la guerra... stasera ti sparo Ciccio... stasera ti scanno”.

Intanto, secondo la Coldiretti, il volume d’affari delle agromafie è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nel 2017.L’attività riguarda l’intera filiera del cibo: produzione, trasporto, distribuzione e vendita. Secondo Coldiretti, dalla carne alla frutta, dai ristoranti ai supermercati, il volume d'affari delle agromafie è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nel 2017 con attività che riguardano l'intera filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita. 'Le mafie - ricorda Coldiretti - condizionano il mercato agroalimentarestabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l'esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all'estero di centrali di produzione dell'Italian sounding e lo sviluppo ex novo di reti di smercio al minuto”. “In questo modo la malavita si appropria - conclude la Coldiretti - di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare profondamente l'immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy''.


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