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Casamonica come gli Spada

  • 9 mag 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


ROMA/SHOCK PER L’AGGRESSIONE MAFIOSA AD UN BARISTA E UNA DISABILE. MINNITI: PAGHERANNO

ROMA. Hanno aggredito e picchiato un barista e una donna perchè volevano essere serviti per primi, "perchè qui comandiamo noi". Il raid di due esponenti del clan Casamonica-Di Silvio a Roma risale a un mese fa ma ora il ministro Marco Minniti promette che "non resterà impunito". "Ho telefonato al capo della polizia Franco Gabrielli - aggiunge - al quale ho chiesto una risposta ferma e tempestiva". E così come per la testata all'indirizzo del giornalista Daniele Piervincenzi ad Ostia ad opera di un rampollo di un altro clan romano, gli Spada, le misure non si faranno attendere. Sulla vicenda indaga la Dda e si ipotizza, come nel caso della "testata", l'aggravante mafiosa". Perchè il clima che si respira a Roma est, lì tra la Romanina e l'Anagnina dove si trova il bar del raid, è quello del terrore che la mafia ingenera. Dinamiche che ricordano il controllo del territorio tipico delle grandi organizzazioni criminali. "Ora ho paura, sia per me che per i miei bambini. Temo che si possano vendicare", dice Marian Roman, cittadino romeno di 39 anni e titolare dell'esercizio commerciale. "Loro quel giorno non volevano aspettare la fila e hanno detto 'qui noi siamo i padroni, è tutto nostro'", aggiunge il titolare del bar di via Salvatore Barzilai, ricordando il pestaggio a bottigliate di Antonio Casamonica e suo cugino Alfredo Di Silvio, esponenti del clan. Una vicenda avvenuta il primo aprile scorso, domenica di Pasqua, ma emersa solo ieri. Una azione violenta messa in atto perché i due non volevano aspettare il loro turno, dopo avere ordinato un caffè. Un video delle telecamere a circuito chiuso poste all'interno dell'esercizio commerciale hanno ripreso le varie fasi dell'aggressione. L'unica persona che reagisce alla violenza verbale dei due è una donna, invalida civile, che chiede rispetto. Una richiesta alla quale Casamonica e Di Silviio rispondono con calci in pancia, cinghiate, mani al collo oltre alle minacce. "Se chiami la polizia ti ammazziamo, qui comandiamo noi", gridano alla donna mentre le strappano via il telefono cellulare. Dopo essersi allontanati i due sono tornati e hanno concentrato la loro violenza contro Roman. "Qui comandiamo noi" le parole scandite prima di passare al pestaggio. Le due vittime hanno trovato la forza di denunciare quanto avvenuto. Il bar, dopo pochi giorni di chiusura, ha riaperto i battenti anche se resta la paura. Sulla vicenda indaga la polizia e il fascicolo di indagine avviato in Procura è stato affidato ai pm della Direzione distrettuale antimafia. Lesioni, minacce e danneggiamento i reati ipotizzati anche se gli inquirenti stanno valutando di contestare l'aggravante di tipo mafioso. Il sindaco Virginia Raggi ieri è andata al bar per incontrare "chi ha avuto il coraggio di denunciare e che va sempre tutelato: le immagini dell'aggressione sono inaccettabili". Il presidente della Regione, Nicola Zingaretti ha annunciato che l'ente si costituirà parte civile nel giudizio e ha espresso "piena solidarietà e vicinanza alle vittime dell'aggressione".


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