Catalogna, dialogo tra sordi: oggi sarà sciopero generale
- Redazione

- 3 ott 2017
- Tempo di lettura: 3 min
Referendum/Dopo la vittoria dei Sì, rimane l’incertezza sul futuro

BARCELLONA. E ora? La Catalogna si è svegliata ferita dalle scene di violenza della giornata del voto, stordita dal successo del 'sì' a un referendum di indipendenza che pochi credevano si sarebbe fatto davvero, e molto incerta su come le cose andranno a finire. Il presidente Carles Puigdemont ha convocato una riunione straordinaria del governo per decidere la strategia del 'dopo'.
In teoria in base alla legge del referen- dum approvata in agosto dal parlamento il prossimo passo dovrebbe essere la procla- mazione dell'indipendenza. Una mossa che sarebbe una dichiarazione di guerra a Ma- drid. Con una risposta ancora più dura, fino alla sospensione dell'autonomia e del go- verno catalani, o anche l'arresto di Puigde- mont. Con poche speranze inoltre di otte- nere riconoscimenti internazionali.
La linea decisa dall'esecutivo catalano è stata quella del dialogo. Puigdemont ha det- to che è "il momento di una mediazione in- ternazionale" con Madrid e ha chiesto al- l'Ue di "smettere di guardare dall'altra par- te" e di favorirla. L'obiettivo dell'indipen- denza rimane, ha confermato in sostanza, ma si può trattare. "Oggi non dichiaro l'in- dipendenza, chiedo una mediazione": "si deve creare un clima di distensione che la favorisca".
Il 'President' ha detto che ci sono già candidati, ha parlato di 'governi regionali'. "Se mi chiamano, anche oggi, sono pronto
Puigdemont potrebbe dichiarare l’indipendenza anche se continua a chiedere un avvicinamento. Il governo centrale: useremo la forza della legge. Proteste in tutta la Regione
a una riunione dove vogliono", ha detto il premier basco Inigo Urkullu che ha già ten- tato negli ultimi giorni di spingere il premier spagnolo Mariano Rajoy e Puigdemont al- l'avvio di un dialogo. Puigdemont ha fatto capire che il passaggio in parlamento nel quale potrebbe essere dichiarata l'indipen- denza non è una questione di ore. Non dovrebbe essere prima di una settimana. Una possibile pausa nella spirale della ten- sione delle ultime settimane, dopo mesi di muro contro muro. Puigdemont ha ribadito di non volere una frattura traumatica con la Spagna ma piuttosto una separazione con- cordata. Se si andrà comunque alla dichia- razione di indipendenza, non è escluso che possa essere condizionata, per esempio alla vittoria del fronte del 'sì' a elezioni anticipa- te, o con una entrata in vigore ritardata, a sei o nove mesi. Il tempo, se si può, di ne- goziare.
Anche per Rajoy è stata una giornata di preparazione delle prossime mosse. "Use- remo la forza della legge" ha avvertito il ministro della giustizia Rafael Català. Il pre- mier ha visto i leader dei due grandi partiti 'unionisti' che lo hanno appoggiato sulla linea dura, il socialista Pedro Sanchez e Al- bert Rivera di Ciudadanos. Ottenendo due indicazioni contrastanti: Sanchez ha chie- sto un "dialogo immediato", Rivera un pu- gno di ferro con Puigdemont per impedire la dichiarazione di indipendenza, con an- che l'applicazione dell'art.155 che consente di sospendere l'autonomia catalana e di destituire Puigdemont. Anche la stampa di Madrid preme. El Mundo esorta a "non perdere un minuto contro l'indipendenti- smo", El Pais parla di "ribellione" e accusa Puigdemont di "arroganza xenofoba". Pa- role che confermano la frattura fra società catalana e spagnola.
In tutta la Catalogna ieri migliaia di per- sone sono scese in piazza a mezzogiorno davanti ai municipi per denunciare le vio- lenze della polizia spagnola, che hanno fat- to 884 feriti. La sindaca di Barcellona Ada Colau ha denunciato anche aggressioni sessuali da parte degli agenti spagnoli. Oggi sarà sciopero generale. Puigdemont ha an- nunciato la formazione di una commissio- ne d'inchiesta, chiesta anche dall'Onu, e denunce penali contro polizia e governo spagnoli. "Andremo, ha promesso, fino in fondo".
















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