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Cavusoglu all’Austria: “Siete la capitale del razzismo”. Kurz: “Fate i compiti”

  • 6 ago 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


BERLINO. L'Austria è la "capitale del razzismo estremista". E' la durissima reazione del ministro degli Esteri turco all'auspicio del cancelliere austriaco per l'interruzione delle trattative per l'adesione della Turchia nell'Unione europea. Vienna non incassa, e rilan- cia: Ankara moderi le parole e faccia i compiti a casa.

Non accenna, dunque, a sopirsi lo scontro tra l'Austria e una Turchia che giorno dopo giorno dispensa borda- te nei confronti dell'Unione europea e di quegli Stati membri che dicono no all'adesione del Paese anatolico ove Erdogan restauri la pena di morte. E oltre alla freddezza dei paesi Ue, Ankara deve fare i conti con il crescente scetticismo degli Usa sul- l'estradizione dell'iman Fethullah Gulen: Erdogan lo considera la mente del tentato golpe, ma le prove fornite non convincono Washington.

Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu reagisce in maniera decisamente aggressiva alle dichiarazioni del cancelliere austriaco Christian Kern, che aveva suggerito di interrompere le trattative per l'adesione di Ankara alla Ue definendole come "una finzione diplomatica", e aveva annunciato che porrà la questione di un piano alternativo al vertice Ue di metà settembre. Il capo della diplomazia di Ankara dapprima bolla come "spiacevoli" i commenti di Kern. Poi, l'affondo: l'Austria è la "capitale del razzismo estremista". Parole che non possono restare senza una reazione da parte di Vienna, che arriva tramite un portavoce del ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz. "Ankara moderi la scelta delle parole e faccia piuttosto i propri compiti".

Il ministro degli Esteri lussemburghese Jean Asselborn cerca di buttare acqua sul fuoco chiedendo ai partner europei "più pazienza" nel trattare con la Turchia. Inutile litigare sull'onda dell'emozione, è il ragionamento del capo della diplomazia lussemburghese, il quale prevede che i negoziati sulla eliminazione dei visti per i cittadini turchi che intendono entrare nell'Ue "si trascineranno almeno fino alla fine dell'anno".

E Asselborn sminuisce anche la minaccia di un passo indietro della Turchia rispetto all'applicazione dell'accordo sui rifugiati che tanto sta a cuore soprattutto alla Germania (Berlino non riesce ad immaginare un 'piano B' sul tema in caso di passi indietro) e che Ankara usa per pressare Bruxelles.

Il mi nistro lussemburghese ritiene improbabile che Ankara non applichi quell'accordo. Anche perchè, sostiene con pragmatismo, "nella situazione in cui si trova ora la Turchia, lì sapranno bene come usare quei sei miliardi all'anno fino al 2018" che in base all'accordo firmato a marzo la Ue si impegna a corrispondere ad Ankara, dove non si ferma la repressione contro i golpisti. Ed Erdogan torna a reclamare dagli Stati Uniti l'estradizione di Fethullah Gulen, che considera la "mente" del fallito golpe. Ma le prove presentate da Ankara a supporto della richiesta di estradizione dell'imam non convincerebbero Washington. Secondo il 'Wall Stret Journal', non c'è ancora nessuna decisione definitiva ma l'indicazione sarebbe al momento quella di negare l'estradizione di Gulen. Le trattative fra i due paesi sono comunque destinate a continuare per mesi.


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