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“Che sia vivo è un miracolo”

  • 15 gen 2018
  • Tempo di lettura: 4 min

RIGOPIANO/PARLA L’ULTIMO SUPERSTITE, RIMASTO SEPOLTO PER SESSANTA ORE


MONTEROTONDO (Roma). “Ci han- no scortato verso la morte la sera prima. Hanno pulito la strada, aprendoci la via per la morte e per non tornare più a casa”. Giampaolo Matrone è l’ultimo sopravvis- suto dell’hotel Rigopiano, lo hanno tirato fuori dopo 60 ore, ha subito 5 interventi al braccio e alla gamba.

E’ tornato nella sua pasticceria a Mon- terotondo, cittadina a 30 chilometri da Roma, circondando dall’affetto del paese e dalle foto di Valentina Cicioni, sua mo- glie, che a casa non c’è mai tornata. “Ero sotto l’arco, quello subito prima della sala biliardo - racconta - Ho sentito un vento forte che arrivava, hai presente quando sei nella stazione della metro e prima del tre- no senti arrivare l’aria? Quella ‘cosa’ mi ha sollevato come fossi una piuma e mi ha

fatto volare per 20 metri. Ho provato ad attaccarmi a qualcosa con le mani, ma non c’era nulla che mi po- tesse proteggere da quella forza. Sono finito contro delle vetrate, poi ho senti- to un rumore sordo, una specie di ‘bum bum bum bum’ che sarà durato 5 se- condi. E poi non ho capito più niente”.

Gianpaolo mostra sul telefonino l’ultimo selfie con Valentina, è della sera prima. Quando è arrivata la valanga erano ad un metro di distanza; non si sono mai più visti. Come sia rimasto in vita è un miracolo: Matrone è finito sotto metri di macerie, steso a pancia sotto con una gam- ba avanti e l’altra indietro, il braccio in- castrato sotto una trave. “Sentivo qualco- sa di morbido sotto di me, per 60 ore ci ho appoggiato il mento. Era il corpo di una donna, l’avevo sentita tossire per un po’, poi più niente. Attorno a me c’erano altri 3 morti, ma io non li vedevo. Quando mi hanno trovato mi hanno detto se riusci- vo a toccarmi la gamba, perché non capi- vano come potessi essere messo in quella posizione assurda ed essere ancora vivo. Io ho allungato la mano e invece di tocca- re la mia gamba ho toccato quella del mor- to che mi stava sopra.

Era una donna anche lei. Quando l’han- no rimossa per liberarmi mi hanno coper- to la faccia per impedirmi di vedere, ma io ho visto”. Come si sopravvive, come si fa a passare due giorni con la morte addosso? “Ho mangiato un po’ di neve ma l’ho sputata subito, era mista a chissà cosa, aveva un sapore orribile. Provavo a chia- mare Valentina, ma non mi rispondeva. Pensavo a Gaia ma non avevo minima- mente idea di quel che era successo, sem- brava la fine del mondo.

Ad un certo punto mi sono sentito sof- focare, con i denti ho fatto una specie di buco sulla maglietta e sono riuscito a strap- parmela, non respiravo. Ho sognato di la- vorare, di essere qui in pasticceria e di essere chiuso in quel frigorifero (Giam- paolo indica un grosso refrigeratore nel suo laboratorio, ndr) e sai perché? Perché lì teniamo l’acqua e io avevo sete”. Il rac- conto si interrompe un istante. “Vuoi sapere se avevo capito che Valentina era morta? L’ho saputo un’ora dopo essere uscito di lì ma lo immaginavo. Anche per- ché per tutte quelle ore l’ho avuta accanto a me, la vedevo come fosse un angelo, mi ha dato la forza per rimanere in vita e tor- nare da Gaia”.

Ma c’è stato un momento in cui hai capito che eri salvo? “Vuoi la verità? No, non c’è stato. Non ricordo neanche le fac- ce di chi mi ha salvato. Quando li ho visti ho chiesto subito di Valentina e loro mi hanno detto che stava al caldo, per non farmi mollare. Io pensavo solo a Gaia, dovevo tornare a casa da lei, sono rima- sto aggrappato alla vita per riabbracciar- la e non lasciarla più”.

Secondo Matrone la tragedia di Rigo- piano si poteva evitare. “A quelli che han- no sottovalutato la situazione, gente che ogni mattina si mette la giacca e la cravat- ta e che ha passato il Natale ridendo e scherzando con chi ama, dico solo una cosa. Vorrei che provassero quel che ho

vissuto io, basta un’ora delle 60 che ho passato lì sotto. E voglio che i responsa- bili di questa tragedia abbiano la vita di- strutta così come l’abbiamo avuta noi. Io vivo solo per due motivi: fare tutto quello che serve a Gaia per vederla sorridere; avere giustizia come uomo, padre, marito e cittadino”. Ma i soccorritori che ti han- no salvato, anche loro fanno parte di quello Stato che ha sottovalutato la situazione. “Ringrazierò sempre chi mi ha salvato, quegli uomini e quelle donne che hanno scavato per ore rischiando la vita. Ma non ringrazierò mai i Corpi a cui appartengo- no”. Giampaolo sospira.

“Vedi, già prima di Rigopiano non avevo fiducia nello Stato, lo vedevo che l’Italia è ridotta male, con tutto il marcio che c’è, figuriamoci ora. Non voglio pac- che sulle spalle, sono tutti capaci ora a venire a chiedere cosa serve, di cosa ab- biamo bisogno. Dovevano venire allora, quando ci hanno lasciato ad aspettare la morte come dei predestinati”


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