“Chi lo difese, chieda scusa”
- Redazione

- 27 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
BATTISTI/BONAFEDE ATTACCA GLI INTELLETTUALI CHE GIUSTIFICARONO LA DOTTRINA MITTERAND

MILANO. Non si spengono le polemiche su Cesare Battisti che, interrogato per due giorni in carcere in Sardegna, per la prima volta ha ammesso di essere responsabile dei 4 omicidi e degli altri reati per cui sta scontando l'ergastolo e ha chiesto scusa ai parenti delle vittime.
Mentre le indagini della Procura di Milano sulla 'rete' di protezione che avrebbe favorito la sua latitanza, durata quasi 40 anni, ieri è intervenuto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
"Tanti intellettuali che in passato si sono schierati a favore della dottrina Mitterand e comunque per una protezione di terroristi, perché di terroristi stiamo parlando, oggi dopo le dichiarazioni di Battisti farebbero bene a fare un piccolo 'mea culpa' e a chiedere scusa ai familiari delle vittime".
Parole critiche, quelle del Guardasigilli, che son servite per ricordare che "la nostra volontà è chiara" e che il Governo punta alla "cattura di tutti i latitanti sul territorio francese". Non diversa è la linea Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi, ucciso dai Pac nel 1979. Per lui gli intellettuali che hanno aiutato Battisti sono stati in un certo senso "complici" nel garantirgli una latitanza lunga. Nei loro confronti "non c'e' una questione di rivalsa, e loro non hanno alcun tipo di obbligo - ha detto -. Però costoro, e sono circa 1.500 personaggi più o meno importanti, dovrebbero ammettere di avere in qualche modo, anche intellettual- mente, sbagliato nel giudicare, tenendo conto delle loro posizioni: se non ci fosse stato l'appoggio morboso già nel 2004, i passaggi per avere Battisti in carcere sarebbero stati molto più veloci".
Invece, è stato arrestato solo scorso gennaio, grazie alle intercettazioni disposte della Procura Generale di Milano. Localizzato in Bolivia è stato espulso e consegnato all'Italia. Torregiani ha, inoltre, precisato che non è suo compito dire se le scuse dell'ex terrorista siano o meno "sincere, né deciere quale cavillo possano usare i suoi avvocati. Ha queste opportunità, è normale che arrivi ad usarle", ma "io credo che almeno 20 anni in carcere debba farli tutti, se proprio vogliamo essere molto buoni. Poi in un eventuale futuro sono d'accordo che abbia even- tuali benefici, purché leciti", anche se per ottenerli "non basta dire 'chiedo perdono'".
Intanto, Alberto Nobili, il responsabile dell'antiterrorismo milanese che lo scorso weekend ha raccolto questa sorta di 'confessione tardiva' di Battisti, va avanti con l'inchiesta per far luce sulla rete di protezione che ha consentito all'ex Pac di sfuggire alla giustizia per parecchi anni, nonostante lui abbia assicurato di non aver mai avuto coperture "occulte" e di essersi mantenuto con la sua attività di scrittore.
Inquirenti e investigatori, che a breve non hanno necessità interrogarlo di nuovo, avrebbero preso in considerazione anche i vari finanziamenti 'solidali' ricevuti, ma dal punto di vista penale non sarebbero perseguibili. Le indagini si concentrerebbero pure sulle reazioni di conoscenti e contatti dell'ex terrorista in seguito alle sue ammis- sioni. Tutto questo mentre lui sta per pubblicare un altro 'noir', all'estero
















Commenti