Con Metoo arriva la politica
- Redazione
- 18 mag 2019
- Tempo di lettura: 3 min
CANNES/ALLARME GENDER GAP. LONGORIA: “TIME’S UP ALLE ELEZIONI DEL 2020”

di Alessandra Magliaro
CANNES. Un anno fa il Festival di Cannes è stato palcoscenico di una fotogenica quanto clamorosa pubblica manifestazione di cineaste, attrici, operatrici del cinema, 82 donne guidate dalla presidente di giuria Cate Blanchett e da Agnes Varda sulla Montee des Marches, un modo plateale per far sentire collettivamente la voce delle donne sull’onda del #metoo scaturito dalle denunce di abusi e violenze maschili che ha travolto il potente produttore Harvey Weinstein e non solo lui. A Cannes il collettivo francese 50/50 2020 e le altre associazioni collegate hanno un anno fa incalzato il festival sulla questione femminile arrivando per la prima volta nella storia ad un clamoroso impegno (diventato apripista per altri festival) per una maggiore equità. Cosa accade un anno dopo quando i rumori e i cla- mori della protesta sembrano silenziati e parlare di necessità di quote rosa come ha fatto Julienne Moore in questi giorni - “siamo il 52% e per raggiungere l’equilibrio bisogna agire: le quote sono una partenza e poi livellare il campo da gioco come mai si è fatto” - è diventata una istanza scomoda? Da denuncia ‘contro’, tutto il movimento è diventato motore di azioni e di proposte: dal #metoo per favorire le denunce ci si è spostati su un altrettanto decisivo obiettivo. Abbattere il gender gap, rag- giungere la gender equity vale a dire parità di salari, parità di accessione ai finanziamenti e alle risorse, parità sulle posizioni apicali - nel cinema e non solo - è la missione del movimento e l’evoluzione naturale del metoo.
Forse anche un programma elettorale? Eva Longoria, la popolare attrice americana di origine messicana (Casalinghe disperate) è anche un’attivista e al festival di Cannes, agli incontri di Women in Motion promossi da Kering-Variety ha rivelato che il Time’s Up, l’associazione principale che lotta per questi diritti e di cui è cofondatrice, sta pensando di impegnarsi attivamente in politica, a partire dalle elezioni 2020 e che un report sta monitorando il comportamento dei legislatori per verificare le loro iniziative progressiste o reazionarie.
Diventerà un partito, magari internazionale in vari Paesi? E’ presto per dirlo, di certo è qualcosa di incalzante per l’opinione pubblica, un faro acceso sul tema. E non fa sconti: il delegato generale del festival Thierry Fremaux come uno scolaretto ha dovuto il primo giorno di Cannes dare conto - avendo firmato l’impegno 2018 - numeri alla mano di quanto ha fatto per migliorare in termini di gender equity una rassegna prestigiosa ma anche clamorosamente maschile. Parità nella rappresentazione delle giurie, parità di genere tra i membri della selezione sono risultati raggiunti quanto alla partecipazione femminile nella selezione ufficiale 4 registe selezionate per il concorso e un totale 26.5%. Positività ma anche scetticismo sono state le reazioni del collettivo 50/50 2020 alla conferenza stampa di ieri: “Se continuiamo con questo ritmo, dovremo aspettare fino al 2063 per raggiungere la parità”, ha dichiarato la regista e critica Iris Brey. Il tema femminile sembra importante anche al Marche’ molti dei film in trattative hanno attrici nel ruolo principale o registe alla guida come Cliffhanger di Ana Lily Amirpour, Let Me Count the Ways, un dramma romantico con Emilia Clarke, Radioactive, il progetto di Marjane Satrapi su Marie Curie e Miss Marx, il biopic su Eleonor, la figlia più giovane di Karl Marx’ cui sta lavorando Susanna Nicchiarelli con Romola Garai protagonista.
















Commenti