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Confessori, non giudici



PAPA FRANCESCO/LA MESSA CON I MISSIONARI DELLA MISERICORDIA

CITTA’DEL VATICANO. “A volte, purtroppo, può capitare che un sacerdote, con il suo comportamento, invece di avvicinare il penitente lo allontani”. Incontrando gli oltre 550 missionari della misericordia provenienti dai cinque continenti, riuniti a Roma a due anni dall’istituzione di questo ministero in occasione del Giubileo della Misericordia, il Papa ha richiamato i confessori a un atteggiamento accogliente, non intimidatorio, non “da giudici” e che “non faccia vergognare” chi si avvicina al sacramento della riconciliazione. “Riconoscere il pentimento del peccatore - ha detto Francesco - equivale ad accoglierlo a braccia spalancate, per imitare il padre della parabola che accoglie il figlio quando ritorna a casa; significa non fargli terminare neppure le parole che aveva preparato per scusarsi, perché il confessore ha già compreso ogni cosa, forte della sua esperienza di essere lui pure un peccatore”. “Non c’è bisogno di far provare vergogna a chi ha già riconosciuto il suo peccato e sa di avere sbagliato; non è necessario inquisire - quei confessori che domandano, domandano, dieci, venti, trenta, quaranta minuti... ‘E come è stato fatto? E come?...’ -, non è necessario inquisire là dove la grazia del Padre è già intervenuta; non è permesso violare lo spazio sacro di una persona nel suo relazionarsi con Dio”, ha aggiunto. Il Pontefice, durante l’udienza nella Sala Regia, ha voluto anche portare “un esempio della Curia romana”. “Parliamo tanto male della Curia romana, ma qui dentro ci sono dei santi - ha sottolineato. Un car- dinale, prefetto di una Congregazione, ha l’abitudine di andare a confessare a Santo Spirito in Sassia due, tre volte alla settimana - ha il suo orario fisso - e lui un giorno, spiegando, disse: Quando io mi accorgo che una persona incomincia a fare fatica nel dire, e io ho compreso di che cosa si tratta, dico: ‘Ho capito. Vai avanti’. E quella persona ‘respira’. È un bel consiglio: quando si sa di che si tratta, ‘ho capito, vai avanti’”. Per Francesco, che ha istituito il ministero per diffondere nel mondo il valore del perdono e del sacramento della penitenza, “un veromissionario della misericordia si rispecchia nell’esperienza dell’Apostolo: Dio ha scelto me; Dio si fida di me; Dio ha riposto la sua fiducia in me chiamandomi, nonostante sia un peccatore, a essere suo collaboratore per rendere reale, efficace e far toccare con mano la sua misericordia”. “Bisogna sempre ripartire da questo punto fermo: Dio mi ha trattato con misericordia”, ha rimarcato. Secondo il Pontefice, “è questa la chiave per diventare collaboratori di Dio. Si sperimenta la misericordia e si è trasformati in ministri della misericordia. Insomma, i ministri non si mettono sopra gli altri quasi fossero dei giudici nei confronti dei fratelli peccatori”. Il Papa ha ricordato le “molte testimonianze di conversioni che si sono realizzate tramite il vostro servizio”, e ha invitato i missionari della misericordia a “uno stile di vita coerente con la missione”. E nella messa poi concelebrata in San Pietro, all’Altare della Cattedra, raccomandando di “lasciare veramente il primato al Padre, a Gesù e allo Spirito Santo nella nostra vita”, ha spiegato però che “non si tratta di diventare preti ‘invasati’, quasi che si fosse depositari di un qualche carisma straordinario. No. Preti normali, semplici, miti, equilibrati”. “Sia la Chiesa sia il mondo di oggi hanno particolarmente bisogno della Misericordia”, ha quindi concluso, “perché l’unità voluta da Dio in Cristo prevalga sull’azione negativa del maligno che approfitta di tanti mezzi attuali, in sé buoni, ma che, usati male, invece di unire dividono”.


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