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Conte attende il Copasir

GOVERNO/TRA RUSSIAGATE E F35, IL PREMIER “TRANQUILLO” PRIMA DI RIFERIRE

di Michele Esposito


ROMA. Mediare su un tema divisivo come gli F35 e rimarcare la linea della “tranquilla fermezza” sul dossier Russiagate: su queste due direttive il premier Giuseppe Conte si sta muovendo in queste ore nello spinosissimo mosaico che coinvolge Copasir, intelligence, rapporti con gli Usa e tenuta della maggioranza. C’è una successione cronologica, infatti, che lega il programma d’acquisto dei caccia americani, la visita del segretario di Stato Usa Mike Pompeo in Italia e la vicenda dei due incontri tra l’attorney general Usa William Barr e i vertici dei Servizi. E Conte, per ora, non ha intenzione di sbilanciarsi, in attesa di riferire al Copa-sir. Anzi, a Palazzo Chigi c’è la convinzione che proprio l’assenza di un presidente al Comitato parlamentare per la sicurezza pubblica non abbia giovato a Conte, che per correttezza istituzionale vuole chiarire la vicenda innanzitutto alle Camere. Anche perché sul dossier la Lega potrebbe mettere in campo una delle sue offensive. Non a caso, in queste ore, quello della presidenza del Copasir sta diventando un vero e proprio rebus. Il ruolo spetta all’opposizione, quindi al centrodestra. La Lega, forte del suo peso elettorale, punta dritto alla presidenza, con in pole il nome di Sergio Volpi ma l’accordo, con Fdi, non è ancora chiuso. E la maggioranza di governo, secondo alcuni rumors parlamentari, non farebbe i salti di gioia se il Copasir fosse presieduto da uno degli uomini di Matteo Salvini. Per questo resta in piedi la candidatura dell’attuale vicepresidente Adolfo Urso (Fdi) e, al momento, nessuno, nella maggioranza, si sbilancia su come, mercoledì prossimo, finirà la votazione prevista alle ore 14: serve la maggioranza assoluta e c’è lo scrutinio segreto. Conte, assicurano nel governo, attende di riferire al Copasir senza allarmismi. Il premier, che sarà presente al giuramento dei neoassunti al Dis, non è preoccupato per il suo operato e, proprio per questo, non sembra avere alcuna intenzione di lasciare la delega ai Servizi, così come richiesto prima da Matteo Renzi.Ma il Russiagate un certo peso ce l’ha, anche perché coinvolge i rapporti, molto stretti, tra Conte e il Donald Trump. E il pressing di Washington sulla vicenda resta alto. In una lettera indirizzata a Conte, il presidente della commissione Giustizia del Senato americano - e tra i più stretti alleati di Trump - Lindsey Graham, chiede a Australia, Gran Bretagna e, appunto, Italia, di continuare “a cooperare con Barr” nell’inchiesta sulle origini del Russiagate. “Uno dei doveri dell’attorney general è supervisionare l’indagine in corso” e i suoi incontri nei tre Paesi sono “ben dentro i confini della sua normale attività”, scrive il presidente della Commissione Usa. Il M5S, per ora, si tiene lontano dal caso. “E’ una vicenda che riguarda Conte, che chiarirà”, spiegano dal Movi- mento sottolineando come, sugli F35, il premier sia venuto incontro alle richieste di Luigi Di Maio, ovvero quella di rinegoziare il programma. Ma come? L’acquisto dei 90 velivoli già programmato può essere interrotto solo pagando salate penali. Difficile, quindi, concretizzarlo, innescando peraltro una possibile reazione degli Usa nel bel mezzo della guerra di dazi messa in campo da Trump. E, forse non a caso, un ortodosso come il sena- tore Stefano Lucidi, sulla vicenda ammette: “io sono sempre stato contro gli F35 ma quando sei al governo devi accettare compromessi”.

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