Conte-Di Maio, un rebus
- Redazione

- 5 set 2019
- Tempo di lettura: 3 min
NUOVO GOVERNO/COME CAMBIA IL RAPPORTO FRA IL PREMIER E IL LEADER 5S

ROMA. Un nuovo tratto europeista critico e toni più istituzionali, meno urlati. Così si annuncia il governo Conte “due”, con l’avvicendamento tra Lega e Pd. La discontinuità c’è e si vedrà, è la scommessa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Che di sicuro si rafforza, con la scomparsa dei vicepremier, ma alla fine perde un duro braccio di ferro con Luigi Di Maio per avere un proprio uomo - e non un esponente M5s - nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Più si fa politico il profilo del premier, più aumenta la dialettica con il capo pentastellato. Ma a Palazzo Chigi c’è fiducia che la “leale collaborazione” venuta a mancare con Matteo Salvini e una consonanza su temi come i diritti, l’ambiente, il lavoro, riduca gli attriti tra i partiti di governo.
Ma le distanze non mancano, a partire dall’immigrazione. E si parte subito da una difficile legge di bilancio, nell’auspicio che la nuova sintonia con Bruxelles (garantita da nomi come Roberto Gualtieri all’Economia e Paolo Gentiloni - l’annuncio ufficiale forse ci sarà domani - in Commissione) dia più spazi di manovra.
Conte sente più volte, sia nella lunga notte della trattativa sia in mattinata, Di Maio e Nicola Zingaretti per definire la squadra di governo. Non risultano contatti diretti tra i due leader M5s e Pd. Dal Colle Sergio Mattarella segue la partita, assicurano, con distacco. Lo stesso distacco con cui gestì, da arbitro, la partita della nascita dell’esecutivo gialloverde.
Si tratta di un governo pienamente politico: nessun governo e nessun ministro del presidente. Fino a mattina dai partiti trapelano nodi e dubbi. Circolano voci che a Gualtieri, sostenuto con forza dal Pd, possa essere preferito un profilo più tecnico dal Quirinale.
Alcune “resistenze”, sostengono fonti Dem, ci sono state fino alla fine. Ma già nella notte, assicurano dal Nazareno, si sarebbero dissipate le nebbie su Gualtieri, come nome per via XX settembre. E dal Colle sottolineano che non c’è mai stato il rischio che si ripetesse un caso Savona: la lista è stata costruita dal premier e nessuna obiezione è stata mossa su un profilo che è politico e ha esperienza sui temi economici per aver presieduto la commissione Bilancio del Parlamento europeo. Così come sarebbe tutta dei partiti la scelta di Luciana Lamorgese per il Viminale.
Lamorgese, prefetto di Milano e unico tecnico dell’esecutivo, è la risposta del governo giallorosso a Salvini. La scommessa è che abbassare i toni al Viminale aiuti a togliere margini anche alle intemerate del leader della Lega.
Il Pd di Zingaretti scommette ora su un partito forte per un governo forte. Mentre Di Maio fino all’ultimo coltiva dubbi sull’opportunità di andare alla Farnesina e, da ministro degli Esteri, essere spesso assente dall’Italia.
Il leader pentastellato inizia ora una partita tutta politica per la stessa leadership del Movimento. E poiché, nonostante le smentite, il profilo di Conte si staglia sempre più come possibile rivale interno, viene letta anche in questa chiave l’insistenza con cui Di Maio pretende che a Palazzo Chigi vada Riccardo Fraccaro, pentastellato di sua stretta fiducia.
Conte avrebbe preferito un proprio uomo, Giuseppe Busia, ma alla fine, dopo un braccio di ferro che si chiude solo all’ora di pranzo, la spunta Fraccaro. La partita, secondo alcune fonti, non sarebbe chiusa e si giocherebbe sulle deleghe di Fraccaro che potrebbero essere ridotte rispetto a quelle che aveva Giorgetti. Conte si prepara però ora al discorso alle Camere: ci lavorerà nel fine settimana.
Dopo il giuramento e il primo Consiglio dei ministri dovrebbe indicare il commissario europeo, l’ex premier Paolo Gentiloni, che potrebbe aspirare agli Affari economici o al Commercio (meno probabile la Concorrenza). Poi preparerà il suo intervento: un canovaccio c’è già, lo ha già disegnato con il discorso al Senato con cui sfidò Matteo Salvini.
Si riparte da lì, una nuova squadra e un nuovo profilo. Più ambiente, lavoro, diritti. Meno conflittualità. La scommessa è alta: andare avanti almeno fino al 2022. Allora si eleggerà il nuovo presidente della Repubblica. M5s e Pd potrebbero sceglierlo insieme. Magari dopo aver cementato, auspicano i Dem, una nuova alleanza anche politica.
















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