“Continuiamo il dialogo”
- Redazione

- 27 set 2018
- Tempo di lettura: 3 min

IL PAPA RASSICURA I CATTOLICI CINESI DOPO L’ACCORDO PROVVISORIO CON PECHINO
CITTA’ DEL VATICANO. Dopo la storica firma, cinque giorni fa, dell’”accordo provvisorio” tra Santa Sede e governo di Pechino sulla nomina dei vescovi, il Papa rassicura i cattolici cinesi rispetto a chi lamenta una “sottomissione” della Chiesa alle autorità centrali e un “tradimento” di una comunità ecclesiale da decenni perseguitata e sofferente. E allo stesso tempo manda un messaggio chiaro ai vertici dello Stato: “Mi rivolgo con rispetto a coloro che guidano la Repubblica Popolare Cinese e rinnovo l’invito a proseguire, con fiducia, coraggio e lungimiranza, il dialogo da tempo intrapreso”, afferma nel Messaggio ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale pubblicato ieri. “Desidero assicurare che la Santa Sede continuerà ad operare sinceramente per crescere nell’autentica amicizia con il popolo cinese”, aggiunge. Francesco rimarca che i “contatti” tra Santa Sede e governo “si stanno dimostrando utili per superare le contrapposizioni del passato, anche recente, e per scrivere una pagina di più serena e concreta collaborazione nel comune convincimento che ‘l’incomprensione non giova né alle Autorità cinesi né alla Chiesa cattolica in Cina’”, scrive citando la Lettera ai Cattolici cinesi di Benedetto XVI del 27 maggio 2007. Il Papa invita tutti i fedeli locali “a farsi artefici di riconciliazione”. E sulla base dei nuovi “elementi stabili di collaborazione tra le autorità dello Stato e la Sede apostolica”, esorta vescovi, sacerdoti, consacrati e laici a “cercare insieme buoni candidati che siano in grado di assumere nella Chiesa il delicato e importante servizio episcopale”. Secondo il Pontefice, “con le decisioni prese, possiamo dare inizio a un percorso inedito, che speriamo aiuterà a sanare le ferite del passato, a ristabilire la piena co- munione di tutti i cattolici cinesi e ad aprire una fase di più fraterna collaborazione, per assumere con rinnovato impegno la missione dell’annuncio del Vangelo”. E l’accordo, “pur limitandosi ad alcuni aspetti della vita della Chiesa ed essendo necessariamente perfettibile”, può “contribuire a scrivere questa pagina nuova della Chiesa cattolica in Cina”. Sul piano pastorale, la comunità cattolica in Cina è chiamata “ad essere unita, per superare le divisioni del passato che tante sofferenze hanno causato e causano al cuore di molti Pastori e fedeli. Tutti i cristiani, senza distinzione, pongano ora gesti di riconciliazione e di comunione”. Sul piano civile e politico, “i cattolici cinesi siano buoni cittadini, amino pienamente la loro Patria e servano il proprio Paese con impegno e onestà, secondo le proprie capacità”. Francesco non dimentica i patimenti dei fedeli locali, e assicura loro la sua “preghiera”. Negli ultimi tempi, riconosce, “sono circolate tante voci contrastanti sul presente e, soprattutto, sull’avvenire delle comunità cattoliche in Cina. Sono consapevole che un tale turbinio di opinioni e di considerazioni possa aver creato non poca confusione, suscitando in molti cuori sentimenti opposti”. Per alcuni, “sorgono dubbi e perplessità”; altri “hanno la sensazione di essere stati come abbandonati dalla Santa Sede e, nel contempo, si pongono la struggente domanda sul valore delle sofferenze affrontate per vivere nella fedeltà al Successore di Pietro”. E nel Messaggio rievoca i passi del dialogo bilaterale, il “cammino” compiuto, e - al fine di “ricostituire la piena e visibile unità nella Chiesa”, prima divisa in ‘ufficiale’ e ‘sotterranea’ - la necessità di risolvere la questione delle nomine episcopali. Anche tramite la “riammissione nella comunione ecclesiale” dei rimanenti 7 vescovi “ufficiali” ordinati senza mandato papale.
















Commenti