Corbyn svela la formula magica
- 3 giu 2017
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IL LEADER LABURISTA IN RIMONTA SULLA MAY PROMETTE UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO
LONDRA. Sale la temperatura della polemica, ma anche quella delle promesse in Gran Bretagna nello sprint verso il voto dell'8 giugno. E il leader laburista Jeremy Corbyn (nella foto), in rimonta sulla premier conservatrice Theresa May, si gioca il jolly, evocando la formula magica del "milione di posti di lavoro" in più. Mentre May replica martel- lando sull'obiettivo del taglio dell'immigrazione grazie al presunto destino "luminoso" post Brexit del Regno, ma deve fare i conti anche con lo scandalo delle spese elettorali illegali che s'allunga sul suo partito e con le critiche per l'atteggiamento timido imputatole nei riguardi dello strappo di Donald Trump sul clima. Il leader laburista pare de- ciso a sfruttare il trend favorevole dei sondaggi e le difficoltà di lady Theresa. Sa che il sorpasso non c'é ancora stato e forse non ci sarà, ma intravvede un risultato che nes- suno si aspettava da lui: la possibilità concreta, se non altro, di limitare la vittoria annunciata dei Tories, tramutandola in una vittoria di Pirro. Va così all'attacco a tutto campo, puntando su un programma di rilancio dello stato sociale, di spesa pubblica e di equità fiscale che suscita riserve fra alcuni esperti e spaventa l'establishment, ma ri- sponde alle domande e ai malesseri di molti sudditi abbandonati a loro stessi in questi anni di austerità. L'ultima scommessa è sul milione di "buoni posti di lavoro" che il Labour si impegna a creare con una politica di investimenti, laddove mai dovesse davvero riconquistare Downing Street. L'accento è tutto su quell'aggettivo, "buoni", che richiama l'idea di posti non precari in un Paese in cui la ripresa ha portato l'occupazione a livelli record, secondo le cifre ufficiali della macroeconomia, ma spesso incerti e talora sottopagati, in una selva di contratti flessibili (o capestro) come quello cosiddetto 'a zero ore’. Parlando da York, nel malandato nord dell'Inghilterra, Corbyn delinea, in barba a chi lo accusa di voler gonfiare il debito pubblico, il progetto di "una banca nazionale di investimento" in grado di iniettare col tempo nel settore industriale fino a 250 miliardi di sterline. Idee (o sogni, a seconda dei punti di vista) su cui il Labour potrebbe trovare la sponda degli indipendentisti scozzesi dell'Snp di Nicola Sturge-on. La quale continua a credere che alla fine May riuscirà a strappare una maggioranza ai Comuni, ma se così non fosse apre per la prima volta apertamente a un concetto di "al- leanza progressista": facendo balenare un ipotetico appoggio esterno a un altrettanto ipotetico governo Corbyn. Una 'minaccia’ solo teorica, per ora, per i Tories, che tuttavia devono guardarsi, oltre che dai sondaggi, da un'improvvisa sfilza di guai. La tegola di oggi arriva da Craig Mackinlay, deputato del collegio di South Thanet, nel Kent, incriminato nell'inchiesta sulle spese elettorali d'oro. Mentre sulla premier piovono rimbrotti anche per la reazione al voltafaccia americano sull'accordo di Parigi sui cam- biamenti climatici. Decisione di cui May si è detta "delusa" in una telefonata con Trump, ma sottovoce e senza firmare la lettera di 'condanna’ con Italia, Francia e Germania. Tanto da attirarsi l'accusa di Corbyn d'aver ormai tradotto la relazione speciale con gli Usa in "sudditanza" al cospetto di 'The Donald'.
















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