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Coro di polemiche sul caso Ferrante


LE RIVELAZIONI SULLA SUA IDENTITÀ


NEW YORK. Anche negli Usa fanno discutere le rivelazioni sull’identità di Elena Ferrante: intanto però le vendite del quartetto dei “romanzi napoletani” fanno un balzo in avanti nella lista “Movers and Shakers” di Amazon dove stavano comunque ben piazzati anche grazie al milione di copie vendute in tutto il mondo. A provocare l’impennata è stato l’articolo del giornalista investigativo Claudio Gatti che ha identificato l’autrice di “Amica Geniale” nella traduttrice Anita Raja (nella foto), la moglie dello scrittore Domenico Starnone. Pubblicata negli Usa sulla New York Review of Book, in contemporanea con l’inserto domenicale del Sole 2 ore, l’inchiesta ha provocato una valanga di polemiche sul diritto o meno alla privacy della scrittrice. Scrittori e critici hanno polemizzato con Gatti e con quello che sul New York Times il poeta Adam Kirsch ha definito il suo approccio “più adatto a una inchiesta criminale che alla critica letteraria”. Proclamando che “lei, per esempio, avrebbe preferito non sapere”, Alexandra Schwartz del New Yorker ha messo Gatti sul banco degli imputati per l’affermazione “bizzarra e offensiva” che il suo outing di Anita Raja “apre la possibilità di una collaborazione non ufficiale con Starnone”. Come se - ha obiettato la Schwartz - la perduta anonimità della Ferrante l’avesse resa ora vulnerabile all’accusa di non essere in grado di scrivere i suoi libri senza appoggiassi creativamente a un uomo”. Il caso Ferrante fa discutere anche la Gran Bretagna. Il Financial Times, in difesa del diritto all’anonimato, parla addirittura di “maledizione della celebrità”. E ancora, in un commento a firma di Nilanyana Roy, si legge come i giornalisti abbiano avuto la stessa attenzione per il caso Ferrante di quella riservata nei confronti di mafiosi e oligarchi. Il Guardian ha attaccato la “terribile violazione” del diritto di non sapere, perpetrata prima di tutto nei confronti dei lettori: un articolo rilanciato migliaia di volte sui profili transatlantici di Facebook dei fan della scrittrice. Il dibattito è chiaramente complesso. Kirsh, sul New York Times, lo collega alle recenti guerre letterarie sull’idea di appropriazione culturale, se cioè uno scrittore abbia o meno il diritto di raccontare storie su un mondo che non gli appartiene e paventa quanto temono molti fan: “Che il segreto sull’identità fosse un prerequisito alla creatività della Ferrante e che l’outing possa preludere alla fine del suo lavoro”.


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