Critiche a Merkel e Schulz
- 9 feb 2018
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GERMANIA/TUSK E JUNCKER A BERLINO MENTRE CRESCE IL PARTITO DEI “DIFFIDENTI”
BERLINO. Il giorno dopo l’accordo a Berlino si scatena il fuoco amico, bipartisan.Angela Merkel e Martin Schulz sono sotto assedio. E non aiuta la benedizione dell’Europa al patto della futura Grosse Koalition: fra i tedeschi desta sospetto o indifferenza, si pensa piuttosto ai problemi di casa. La rinuncia al Ministero delle Finanze ha messo in seria difficoltà la cancelliera, attaccata da molti esponenti della Cdu. E la protesta stavolta non rimane dietro le quinte, diventa pubblica. Molti dei falchi sono preoccupati proprio dalle politiche europee: Wolfgang Schaeuble era garante di solidità, adesso questa linea viene pesantemente compromessa. La difende un inedito Horst Seehofer, leader della Csu bavarese, contento di aver “vinto” il ministero dell’Interno, da dove potrà stringere le maglie dell’accoglienza ai profughi. “È stata una scelta di responsabilità verso la nostra democrazia”, ha spiegato a proposito della resa sul potente dicastero. Sull’altro campo, Schulz, che mercoledì ha chiaramente firmato un trionfo (perfino Bild ha sferrato uno schiaffone a Merkel, accusandola nel titolo di apertura di aver “venduto il governo all’Spd”) non si gode il risultato. Il dibattito sul suo destino personale è ancora presente, e la sfida dei giovani dello Juso è stata rilanciata. Tutti in apnea, dunque, fino al voto della base dell’Spd, il cui risultato arriverà il 4 marzo. Va detto però che il forte clamore sulla vittoria socialdemocratica potrebbe incidere sul referendum interno, facendo pendere l’ago della bilancia sul “sì” alla nuova alleanza con Merkel. La speranza dei negoziatori, e pur sempre una possibilità concreta. Intanto in serata il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e il presidente del consiglio europeo Donald Tusk sono stati ricevuti in cancelleria. Rigorosamente a porte chiuse. Ma c’è da scommettere che Juncker abbia ribadito il suo entusiasmo per l’intesa sul Merkel IV:“Mi piace molto il capitolo sull’Europa”, aveva detto martedì a Bruxelles alla Dpa. Non basta quest’opinione però a tranquillizzare l’elettorato tedesco.Anzi. “Per il nostro partito il 7 febbraio si può considerare come una cesura, l’inizio della fine del partito popolare”, ha affermato Carsten Linnemann, una delle voci di più critiche nel campo di gioco della cancelliera. “La Cdu è sempre stata in Ue il garante della solidità.Adesso questo viene messo in dubbio”. Si è fatto vivo anche l’autore di un twit diventato subito famoso, dopo l’accordo: “Puuuh!Almeno abbiamo ancora la cancelleria!”, aveva scritto il deputato Olav Gutting. Molto citato, è stato intervistato dalla Faz, alla quale ha spiegato: “Il Ministero delle Finanze non è sostituibile. Ed è essenziale, non solo per la politica europea. Schaeuble negli ultimi anni è stato garante per il mantenimento del patto di stabilità e crescita e del fatto che si diano aiuti condizionati. Ed è stato un garante del pareggio di bilancio. Io ora vedo tutto in pericolo”. Lo stesso parlamentare non vede però rischi per la cancelliera: resta una leader forte, e al momento non c’è nessuno in grado di prendere il suo posto. Nell’Spd la star del giorno è la leader in pectore Andrea Nahles. Mentre la decisione di Schulz di fare il ministro degli Esteri ha scatenato il malcontento. Da candidato aveva sostenuto che non avrebbe mai governato con Merkel, e nell’Spd non si apprezza l’incoerenza. L’annuncio ha avuto anche un altro effetto: Sigmar Gabriel lascia sbattendo la porta. Il ministro uscente ha annullato la maggior parte degli appuntamenti internazionali, perfino la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, in programma fra 10 giorni. Il dissenso dell’ex leader socialdem non poteva essere più evidente.
















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